Premessa 

Da tempo si attende l’attuazione del principio enunciato nell’art.138 del codice delle assicurazioni private e la realizzazione della Tabella Unica Nazionale: si tratta di un provvedimento che consentirebbe di superare le criticità e le incertezze che derivano dall’applicazione delle tabelle di diversi Tribunali.

Il governo ha approvato lo schema di regolamento ma Il Consiglio di Stato a cui era stato richiesto dal Ministero delle imprese e del made in Italy ha invece sospeso l’emissione del parere sullo schema di regolamento recante la tabella unica del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità tra dieci e cento punti.  Dalla motivazione risulta che il provvedimento è dovuto a questioni di carattere formale e superabili: la validazione dei criteri di calcolo dello schema proposto – come riferiva la relazione illustrativa – portava a risultati similari a quelli delle Tabelle di Milano così come revisionate dopo gli interventi del legislatore sul testo dell’art. 138 del Codice delle Assicurazioni e quelli della giurisprudenza di legittimità.  

Auspicando che i rilievi del Consiglio di Stato possano essere presto superati, è opportuno ripercorrere rapidamente le problematiche e i contrasti sorti in quasi vent’anni tra i vari Tribunali e potrebbe contribuire ad agevolare le alcune attività che riguardano il settore della responsabilità sanitaria e medica, così come appena regolate dal decreto attuativo dell’art. 7 della Legge Gelli. 

 

1. Origini del danno alla persona non patrimoniale e del punto di invalidità permanente. 

Il danno derivante da lesioni fisiche o menomazioni della salute di un individuo,  per lungo tempo e fino agli anni 70 è stato riconosciuto solo nelle due componenti di base, di diversa natura: 

  • quella patrimoniale, risarcibile ex art. 2043 del c.c., nei soli casi in cui le lesioni avessero impatto sulla produzione reddituale del danneggiato; la liquidazione del danno avveniva con riferimento al grado di invalidità rispetto al reddito del danneggiato tenuto conto del coefficiente numerico relativo all’età, sottraendo il c.d. “scarto tra vita fisica e lavorativa” e con la “personalizzazione” discrezionale del risultato se la particolarità della fattispecie lo richiedesse. 
  • l’altra non patrimoniale, limitata al riconoscimento di una sofferenza psichica transitoria (cd. danno morale) conseguente al pregiudizio subito, con una posizione soggettiva autonoma di diritto al risarcimento del danno, che aveva il suo titolo nell’art. 2059 del codice civile (e nella sua interpretazione letterale), che ne stabilisce il risarcimento nei soli casi determinati dalla legge (art. 185 c.p.). 

 Nel corso degli anni 70 risultava vivo il dibattito dottrinale (Busnelli, Bargna) e giurisprudenziale (Tribunali di Pisa e Genova) sulla necessità di riconoscere un danno alla persona svincolato dai riflessi economici sulla produzione di reddito e di superare l’interpretazione dell’art.2059 c.c. che limitava il riconoscimento del danno morale soggettivo ai soli casi in cui sussistesse la configurabilità del reato. 

 2. L’intervento della Corte Costituzionale e l’individuazione del danno biologico come danno evento 

Tra gli interventi della Corte Costituzionale, chiamata più volte a decidere sulle richieste di verifica della legittimità costituzionale delle norme di riferimento per il risarcimento del danno alla persona, ricordiamo: 

  • Sentenza n. 184 del 14 Luglio 1986: dichiarava non fondata la questione di costituzionalità dell’art. 2059 c.c. nella parte in cui prevedeva la risarcibilità del danno non patrimoniale solo in presenza di fatto configurabile come reato; il danno morale soggettivo e il danno patrimoniale, venivano considerati danni-conseguenza del fatto illecito lesivo della salute. Contestualmente ammetteva la risarcibilità di un danno alla persona autonomo derivante da lesioni fisiche o menomazioni della salute di natura non patrimoniale, cd. danno biologico, ricondotto però all’art.2043 c.c. da accertare sul piano medico-legale come pregiudizio arrecato alla integrità fisica della persona, diritto fondamentale dell’individuo e costituzionalmente garantito. Il danno biologico quale compromissione di integrità psico-fisica, veniva considerato danno evento da provare senza la quale non risultavano ipotizzabili e realizzabili i danni conseguenza (danno patrimoniale e danno morale).    
  • Sentenza n. 356 del 18 Luglio 1991: dichiarava fondata la questione di legittimità dell’art. 1916 c.c.. Il principio dell’autonomia del danno biologico veniva confermato con il recepimento di un importante principio utile per quantificare l’entità del danno biologico sofferto e del conseguente ammontare del risarcimento attraverso la personalizzazione del danno e l’individuazione dei relativi parametri di riferimento (coefficiente di personalizzazione), consentendo di poter determinare l’entità  del risarcimento dovuto prima ancora di ricorrere per la determinazione giudiziale. 
  • Sentenza n. 372 del 27 Ottobre 1994: dichiarava non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2043 c.c., nella parte in cui non consentiva il risarcimento del danno per violazione del diritto alla vita del de cuius (danno da morte jure haereditario), affermando il principio che la lesione del diritto fosse già di per sé prova dell’esistenza del danno. L’assolvimento dell’onere della prova era necessario per la quantificazione dell’entità del danno. 

Gli interventi della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’art. 2059 c.c. e sui principi regolatori del risarcimento del danno alla persona, indussero i Tribunali civili maggiormente interessati da richieste di risarcimento del danno alla persona a predisporre proprie tabelle di calcolo in applicazione dei principi svincolati dalla Consulta. 

 3. L’adeguamento del giudice di legittimità  

Gli interventi della Corte Costituzionale sulla legittimità dell’art. 2059 c.c. e sui principi regolatori del risarcimento del danno alla persona, aprirono definitivamente all’interpretazione costituzionalmente orientata della norma anche da parte del giudice di legittimità. 

  • Cassazione n. 8827 e 8828 del 31 maggio 2003 (cd. sentenze gemelle), nell’affrontare e riconoscere il diritto dei congiunti della vittima deceduta nell’una e dei genitori del macroleso nell’altra, stabilivano che ogni danno di natura non patrimoniale che derivasse dalla lesione di valori inerenti alla persona (inviolabili e di natura non economica), fosse ricondotto alla regolamentazione codicistica dell’art.2059, con il definitivo superamento del limite di configurabilità dell’art. 185 c.p..  

A questa impostazione ha dato continuità la Corte Costituzionale, con la 

  • Sentenza n. 233 del 12 luglio 2003, che riconosceva, oltre al danno biologico e a quello morale, un danno cd. esistenziale inteso come ogni pregiudizio oggettivamente accertabile provocato sul fare non reddituale del soggetto, senza fondamento medico legale.   

Tutta la disciplina del risarcimento del danno non patrimoniale è, dunque, posta sotto l’egida dell’art. 2059 c.c., compreso il danno biologico che discende direttamente dall’art. 32 della Costituzione; il risarcimento del danno non patrimoniale è ammesso nei soli casi tipici previsti dalla legge. 

4. Le tabelle di liquidazione del risarcimento del danno alla persona dei Tribunali 

Il Tribunale di Milano, già nel 1995, determinò un proprio elaborato individuando il valore del “punto base” sulla media dei precedenti decisi. 

Il calcolo veniva effettuato in misura decrescente all’aumentare dell’età del danneggiato, in quanto se in giovane età avrebbe dovuto sopportare più a lungo i postumi residuati nella vita quotidiana con una diminuzione del valore del punto pari al 60% tra la prima e l’ultima fascia di età individuate.  

La tabella consentiva di rendere uniforme la quantificazione del risarcimento del “bene salute” innanzi a quella curia, prevedendo la possibilità di aggiungere allo stesso, anche il risarcimento del danno morale, in misura variabile da ¼ a ½ di quanto liquidato a titolo di danno biologico a seconda della gravità del pregiudizio. 

Anche altri e diversi Tribunali ebbero a predisporre loro tabelle che si distinguevano dalle altre per struttura, importi risarciti e metodologie di calcolo. Tra queste, quelle di Roma, Firenze, Venezia. Ad ogni buon conto, tutte le tabelle adottate: 

– individuavano valori di liquidazione, parametrati alla gravità della lesione e all’età del danneggiato;  

– il danno morale veniva liquidato in misura variabile tra ¼ e ½ dell’importo liquidato a titolo di danno biologico;  

– si poteva personalizzare il danno biologico con un aumento fino al 30% dei “valori standard”, in funzione delle condizioni soggettive del danneggiato.  

 5. Il Codice delle Assicurazioni Private del 2005. 

In materia di risarcimento e liquidazione dei danni il legislatore è intervenuto con il decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 per regolare il risarcimento del danno alla persona non patrimoniale, derivante dalla circolazione degli autoveicoli. La nozione di danno biologico fa riferimento a una “lesione temporanea o permanente dell’integrità psicofisica della persona”. Per la configurabilità del danno e della sua risarcibilità, veniva poi richiesto che: 

  • fosse suscettibile di valutazione medico – legale,  
  • avesse incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato. 

Tale passaggio normativo elimina definitivamente ogni riferimento alla capacità di produrre reddito dalla individuazione del danno alla persona di natura non patrimoniale. 

Non è richiesta la sussistenza di un fatto-reato accertato in concreto, ed è, dunque, risarcibile anche nel caso in cui la responsabilità sia fondata sulla sola presunzione di colpa. 

Il Codice delle Assicurazioni opera una differenziazione della disciplina nella quantificazione dei danni a seconda che si tratti di lesioni di grave entità (art. 138) o di lieve entità (art. 139).   

  • Lesioni di lieve entità: punti di invalidità da 1 a 9. 

L’ammontare del danno biologico liquidato ai sensi del comma 1 dell’art. 139 del Codice delle Assicurazioni può essere aumentato dal giudice in misura non superiore ad un quinto, a seguito di equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato (comma 3 dell’art. 139).  

Gli importi determinati in tabella vengono periodicamente aggiornati dal Ministero dello Sviluppo Economico con una revisione ancorata ai coefficienti ISTAT che ne possono determinare un proporzionale aumento o diminuzione.  

  • Lesioni di grave entità: punti di invalidità da 10 a 100 

L’art. 138 rimandava la quantificazione per le invalidità permanenti di grado superiore al 10% a una tabella unica nazionale per la liquidazione delle menomazioni superiori, ma diversamente a quanto accaduto per la liquidazione delle lesioni di lieve entità, a quasi vent’anni dalla legge manca analoga tabella.   

6. Le Sentenze di San Martino del 2008 

Le Sezioni Unite della Cassazione con le Sentenze nn. 26972, 26973, 26974 e 26975 dell’11 novembre 2008, ribadiscono che tutti i danni non patrimoniali sono da ricondursi nell’ambito della previsione dell’art. 2059 c.c. ed invita ad evitare la duplicazione di poste risarcitorie. 

Il danno non patrimoniale è unico e “danno morale” non è autonoma sottocategoria ma descrive la sofferenza soggettiva che sussiste nei casi di reato o previsti dalla legge, nelle ipotesi di lesione di diritti inviolabili della persona costituzionalmente qualificati, in presenza di una offesa grave e\o di una lesione seria. Necessita di prova per il suo riconoscimento, se del caso anche per presunzione.  

Quando invece il turbamento dell’animo o il dolore intimo siano accompagnati da degenerazioni patologiche della sofferenza, tale componente fa parte del danno biologico e rientra in tale liquidazione. 

Anche il danno esistenziale, come il danno morale, è una voce meramente descrittiva di un particolare aspetto del danno non patrimoniale e consiste nella alterazione delle sue abitudini di vita e gli assetti relazionali del danneggiato a seguito della lesione. Soggiace agli stessi limiti e allo stesso onere probatorio del danno morale.  

Non sono invece meritevoli di tutela risarcitoria non patrimoniale i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie o varie insoddisfazioni relative ai più disparati aspetti della vita quotidiana. 

 7. L’adeguamento delle Tabelle dei Tribunali alle Sentenze di San Martino  del 2008. 

Il principio di unicità del danno non patrimoniale, enunciato dalla Cassazione, determinava i Tribunali ad aggiornare le loro tabelle. 

Il Tribunale di Milano adottava il criterio del c.d. “appesantimento del punto”, ricomprendendo nel punto medio e unitario, sia la lesione dell’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico legale (danno biologico) sia gli aspetti anatomo-funzionali e relazionali e le loro conseguenze di “sofferenza soggettiva” (danno morale).  Altri Tribunali, in primis quello di Roma, adottava il principio di lasciare invariato il punto medio riferito al danno biologico, con possibilità di personalizzazione e di separata liquidazione del danno morale da parte del Giudice, pur individuandone la possibile quota percentuale attribuibile a seconda della gravità del danno.  

Alla possibilità di utilizzo delle diverse tabelle di liquidazione del risarcimento del danno alla persona elaborate da diversi Tribunali poneva freno la Suprema Corte. 

La Cassazione con Sentenza n. 12408 del 7 Giugno 2011 (rel. Cons. Amatucci) stabiliva che per assicurare uniformità di trattamento nella liquidazione dei danni alla persona su tutto il territorio nazionale occorreva individuare un parametro unico. In difetto di previsioni normative ed in attesa della predisposizione di una tabella unica nazionale, veniva considerato che il criterio elaborato presso il Tribunale di Milano – da modularsi a seconda delle circostanze del caso concreto – fosse il più idoneo ad assicurare l’uniformità e la prevedibilità delle liquidazioni, favorendo in tal modo la possibilità di limitare il contenzioso mediante l’accordo transattivo o l’utilizzo di strumenti alternativi. 

La liquidazione del danno non patrimoniale in via equitativa, non poteva realizzarsi – per una lesione valutata con lo stesso grado di invalidità – con risultati diversi a seconda della sede di Tribunale adita e dei criteri applicati dalla relativa tabella di liquidazione elaborata, ma oltre a regolare il caso concreto, occorreva assicurare anche parità di trattamento. 

Solo un’uniformità di valore del punto base utilizzato avrebbe potuto assicurare tale tendenziale uguaglianza. 

Nonostante la pronuncia della terza sezione della Corte di Cassazione, il Tribunale di Roma continuava e tutt’ora continua ad elaborare ed applicare le proprie tabelle, seguendo criteri di quantificazione e liquidazione diversi da quelle milanesi.  

 8. L’estensione dei principi di liquidazione del Codice della Assicurazioni ai danni da responsabilità medica e sanitaria del 2012 e 2017. 

Il legislatore tornava nuovamente ad occuparsi di risarcimento del danno alla persona non patrimoniale, in due diverse occasioni:   

  • D.L. 13 settembre 2012, n. 158 (cd. “Decreto Balduzzi”) convertito in legge l’8 novembre 2012. L’art. 3, rubricato “Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie” stabiliva che il danno biologico conseguente alla responsabilità di un medico o di una struttura, nel caso di lesione di lieve entità venisse risarcito sulla base della tabella previste dal Codice delle assicurazioni private all’art.138 e 139. 
  • L. 8 Marzo 1917 n. 24  (cd. Legge Gelli – Bianco), che all’articolo 7 prevedeva: “Il danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, integrate, ove necessario con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tenere conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti alle attività di cui al presente articolo”. 

Attualmente, quindi, ed in presenza della sola tabella attuativa dell’art.139 del Codice delle assicurazioni nel caso di accertamento di postumi di invalidità permanenti di lieve entità (fino al 9% di I.P.) residuati su di un paziente vittima di errore da malpractice, la liquidazione avviene secondo il parametro indicato nell’art. 139 C.d.A.. 

L’entità del valore punto della liquidazione ex art. 139 CdA, palesemente ridotta a confronto con quella prevista dalle Tabelle dei Tribunali per analogo grado di invalidità viene dichiarata conforme ai principi della Costituzione (così per la rc auto, Sentenza Corte Costituzionale n. 235  del 6.10.2014);viene considerata legittima la parametrazione diversa e con importi inferiori in quanto applicata a un sottosistema; i benefici garantiti, infatti, sono superiori, rispetto alla situazione per i danni verificatisi in ambiti diversi che hanno quantificazione superiore secondo Tabella di Tribunale, ma senza quelle garanzie assicurate dai sottosistemi della assicurazione obbligatoria per i danni da circolazione stradale e della responsabilità sanitaria. 

 9. La revisione della Tabella di Milano del 2021 e 2022  

ll sistema del punto variabile utilizzato dalle tabelle dei Tribunali per la misura del risarcimento del danno alla persona elaborato dalla giurisprudenza, prevede una variabilità degli importi in base a due criteri con opposte funzioni: 

  • Una crescente per l’aumento del valore proporzionale all’aumento della percentuale d’invalidità (per l’aggravarsi della patologia); 
  • L’altra decrescente per la diminuzione del valore inversamente proporzionale all’età.  

ll criterio milanese del punto variabile, si è detto, è stato ritenuto parametro di riferimento su tutto il territorio nazionale dal giudice di legittimità (Cass. Civ. n. 12408/2011), anche se nessun vincolo all’utilizzo è stato imposto, provenendo la statuizione (e le successive) da sezione semplice della Cassazione e non dalle Sezioni Unite a dirimere contrasto (né sarebbe stato possibile, in quanto principio da utilizzare nel giudizio equitativo di valutazione del danno). 

Oltre a dirimere le persistenti incertezze e diversità di valutazioni per l’utilizzo di tabelle, valga ad esempio la posizione intransigente del Tribunale di Roma, è innegabile che la diffusione e utilizzo su territorio nazionale della tabella milanese non valeva comunque a superare sue criticità. In particolare: 

  1. a. non garantiva il criterio della crescita più che proporzionale del risarcimento,

analogamente a quanto stabilito per le lesioni micro permanenti all’art. 139 del CAP, al crescere del grado di invalidità dal 10° al 100° punto; 

  1. b. non riconosceva, fino alla versione dell’anno 2018, propria autonomia al danno morale rispetto a quello biologico, con la conseguenza che il danno morale non era oggetto di una personalizzazione ad hoc;
  2. c. presentava una maggiorazione a titolo di danno morale da lesione dell’integrità fisica crescente fino al 34° punto di invalidità, e poi costante, anziché progressiva per ciascun punto.

Il Tribunale di Roma ha sempre evidenziato tali criticità, rivendicando l’utilizzo delle proprie tabelle ritenute più idonee e conferenti ai principi di legge, pure argomentando nella relazione esplicativa della “Tabelle per la valutazione del danno non patrimoniale anno 2019”.  

Argomentazioni riprese anche dalla Suprema Corte nella: 

  • Sentenza n. 25164 del 10 Novembre 2020, che ribadisce come la personalizzazione possa operare solo ove si dimostrino circostanze specifiche ed eccezionali. In tal senso le Tabelle di Milano che prevedevano una somma complessiva per il danno alla salute e il danno morale, non potevano venire applicate. L’inserimento (erroneo) del danno morale, ne comportava l’automatico aumento in quanto compreso nella componente del danno biologico invece che quantificabile secondo il caso concreto. 
  • Sentenza n. 10579 del 21 Aprile 2021, che ha rilevato l’incongruenza del criterio di calcolo del danno parentale effettuato dalle tabelle milanesi con l’indicazione di una forbice di valori minimi e massimo, entro cui effettuare la valutazione, piuttosto che l’utilizzo del criterio del punto (invece adottato dalla tabella romana). 

Vale la pena ricordare che l’edizione 2021 delle tabelle milanesi, accoglieva le osservazioni sul valore del punto di invalidità aggiungendo alla indicazione dell’ammontare complessivo del danno non patrimoniale complessivo, l’indicazione dell’importo monetario di ciascuna delle citate componenti, in conformità peraltro con l’espresso dettato legislativo e dalle citate pronunce.  

Quella del successivo anno 2022 ha riportato pure l’adeguamento ai principi di diritto della Cassazione sulla liquidazione dei danni ai congiunti, introducendo il valore punto e cinque parametri di riferimento per la distribuzione dei punti. 

E’ evidente, quindi, che le pronunce correttive della Suprema Corte ed i continui e necessari aggiustamenti dei criteri di calcolo del Tribunale di Milano, comportino la necessità di elaborazione di una tabella unica nazionale di liquidazione del danno alla persona che possa valere, per i danni derivanti da circolazione stradale e da cd. malpractice medica e sanitaria. 

10. L’arresto del Consiglio di Stato e il contenuto dello schema di Tabella Unica Nazionale del 2024 

L’ultimo schema di attuazione dell’art. 139 del codice delle assicurazioni private, proposto e approvato il 16 gennaio 2024 dal Consiglio dei Ministri, non ha superato il vaglio del Consiglio di Stato. 

E’ stato ritenuto che l’intellegibilità dell’intervento normativo in esame è stata compromessa dall’assenza di un supporto documentale integrativo e da inadeguata attività di concertazione interministeriale.  

Né poteva essere acquisito come vincolo ex ante, un richiamo alla sostenibilità degli impatti economici sul comparto assicurativo. 

Vero è che le origini della predisposizione normativa di una tabella unica nazionale sono addirittura precedenti al Codice delle Assicurazioni. 

L’art. 23, comma 4, della legge 12 Dicembre 2002 n. 273 (legge concorrenza) già prevedeva di procedere alla realizzazione dei criteri medico legali e dei parametri monetari per la liquidazione del danno biologico da 10 a 100% di i.p.. 

L’attuale schema di attuazione aveva già avuto una ferma opposizione critica nel  2021 da parte delle associazione delle vittime dei danni, quando era trapelata notizia che il MISE nel richiedere osservazioni ai fini di una consultazione pubblica sullo schema di tabella unica nazionale, aveva coinvolto un solo gruppo ristretto di destinatari escludendone altri. 

Nonostante l’arresto, la relazione illustrativa faceva intuire che da un punto di vista sostanziale, l’attuazione della disposizione dell’art.138 del Codice delle Assicurazioni atteso per quasi vent’anni, avrebbe potuto contribuire alla eliminazione di tutti quei dubbi e perplessità derivate negli anni dalla integrazione e modifica delle disposizioni normative e dalla proliferazione delle tabelle per uso giurisprudenziale e, in ultimo, dalle intervenute revisioni sui criteri di liquidazione della più applicata di tali tabelle, quella del Tribunale di Milano. Dal contenuto della relazione alla proposta di schema (pgg.6-7), si evince che: 

  • Il valore economico del punto base: 

per il primo punto di invalidità all’età zero, veniva adottato quello stabilito e aggiornato dell’articolo 139 e non il punto base utilizzato dalla giurisprudenza di merito milanese. Il criterio rispondeva all’esigenza di coerenza e continuità nel passaggio dalla tabella delle micro a quelle delle macro invalidità; 

  • Il moltiplicatore biologico per l’incremento del valore economico del punto: 

veniva determinato con crescita più che proporzionale del risarcimento rispetto al grado di invalidità (anche in questo caso in coerenza e continuità con quanto previsto per le microlesioni). 

  • Il demoltiplicatore demografico per il decremento del valore economico del punto in funzione dell ‘età del danneggiato: 

veniva individuato con funzione decrescente dell’età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall’ISTAT nel 2021, combinando la componente demografica e finanziaria attraverso il calcolo delle rendite vitalizie anticipate al tasso di interesse legale (5%, fissato con d.m. l3.l2.2022).  

  • Il moltiplicatore per danno morale: 

veniva rappresentata una percentuale (moltiplicatore per danno morale), in aumento di quello da danno biologico, crescente all’aumentare di ogni punto di invalidità con una serie di valori per ciascun grado di invalidità che consente una progressione crescente con la crescita della gravità della lesione. 

Per verificare la coerenza delle ipotesi sottostanti il modello proposto, è stato effettuato un confronto tra le somme complessivamente liquidate, calcolate sulla base della medesima distribuzione dei sinistri ottenuta dalla rilevazione campionaria effettuata, con risultati simili alle tabelle del Tribunale di Milano (poco più alte). 

Lo schema della proposta Tabella Unica, inoltre, tendeva a valorizzare, in termini monetari, maggiormente i danni subiti in corrispondenza dei gradi di invalidità più elevati. 

Non c’è dubbio, allora, che se l’opposizione di alcune associazioni e lo stesso arresto è dovuto a questioni di carattere formale e che i risultati statistici della validazione dei criteri di calcolo portano a risultati similari a quelli delle Tabelle di Milano così come revisionate dopo gli interventi del legislatore sul testo dell’art. 138 del Codice delle Assicurazioni e quelli della giurisprudenza di legittimità, il contenuto dello schema avrebbe forse risolto le problematiche e i contrasti sorti in quasi vent’anni e in parte sopra riportate. 

11. Importanza di un criterio di liquidazione unitario per la riservazione e l’appostazione di danni alla persona in materia di responsabilità sanitaria e medica. 

Avrebbe inoltre contribuito a risolvere anche altre problematiche liquidative che riguardano il settore della responsabilità sanitaria e medica.  

E’ stato pubblicato il decreto attuativo dell’art. 10 c. 6 della legge 24/2017 (leggi qui un primo commento).   

La Legge 8 marzo 2017, n. 24 (cd. Legge Gelli- Bianco) riguardante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” (Pubblicata in GU Serie Generale n.64 del 17-03-2017) ed entrata in vigore il 1/04/2017, all’art. 10, dedicato alla regolamentazione dell’obbligo assicurativo, al punto 6 prevede la possibilità che le strutture sanitarie, alternativamente alla copertura di una Compagnia assicurativa, assumano direttamente il rischio dei danni ai terzi derivante dall’esercizio dell’attività. Come per le relative polizze di assicurazione obbligatoria da stipulare, il legislatore rimanda ad un decreto ministeriale attuativo l’individuazione dei “…requisiti minimi di garanzia e (del)le condizioni   generali   di operatività…”.  

Le misure alternative all’assicurazione dei rischi da parte delle struttura sanitarie prevedono obblighi contabili che sono stati previsti per l’appostazione dei due fondi previsti dalla legge (il fondo rischi e il fondo di messa a riserva).  

Quali che siano i criteri di appostazione, se siano validi quelli attuali o se si ritenga invece che debbano venire adottati quelli propri delle Compagnia di assicurazione, non c’è dubbio che la previsione del danno alla persona da risarcire sia un elemento dal quale non si potrà prescindere.  

La stima dell’entità del danno, integrale o presunto, subito dalle controparti che hanno spiegato una richiesta risarcitoria, è il punto di partenza per poter poi affrontare tutte le altre e diverse valutazioni che determinano l’importo da appostare a riserva, quali 

  • la verifica dell’esistenza o meno dell’errore/omissione professionale contestato/a;  
  • la verifica in merito all’esistenza o meno del nesso di casualità tra l’errore/omissione professionale e i danni lamentati (anche solo potenziale, in caso di assenza di documentazione); 
  • la valutazione in termini medico legali (anche solo orientativa in caso di assenza di documentazione) dei postumi permanenti e temporanei e la potenziale compatibilità con gli altri danni lamentati (ad esempio danno alla capacità di produrre reddito derivante da un determinato lavoro, spese mediche, etc.) anche in caso di assenza di responsabilità o di nesso di casualità. 

Per effettuare la stima dell’entità del danno quanto più obiettiva possibile, l’utilizzo della Tabella Unica Nazionale senz’altro agevolerebbe e uniformerebbe le valutazioni, senza necessità di operare riesami e revisioni delle quantificazioni ogni qualvolta intervengano modifiche nelle tabelle di liquidazione del danno alla persona dei Tribunali.