SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO N.1780 DEL 25 FEBBRAIO 2020: RESPONSABILITA’ DELL’ARCHITETTO

SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO N.1780 DEL 25 FEBBRAIO 2020: RESPONSABILITA’ DELL’ARCHITETTO

 

L’accertamento della responsabilità dell’Architetto per la inesatta prestazione di progettista e direttore dei lavori. Nota a Sentenza del Tribunale di Milano n.1780 del 25 Febbraio 2020:

1. I fatti di causa 

Nel giudizio concluso con la sentenza indicata, si è affrontato un caso di responsabilità dell’architetto incaricato di un progetto di ristrutturazione e della direzione dei relativi lavori. L’attore ha illustrato che il professionista, secondo gli accordi scritti, avrebbe dovuto occuparsi dell’intera ristrutturazione dell’appartamento, verificando costantemente lo stato di avanzamento dei lavori e concludendo con la consegna dell’appartamento. Ciò previa verifica della bontà dell’opera.

Ebbene, tra le opere previste dal contratto vi era anche l’installazione di una cassaforte per l’installazione della cassaforte poi divelta e rubata qualche mese dopo la fine dei lavori, dal vano appositamente creato nel muro.

Gli attori, pertanto, addebitavano la responsabilità del danno relativo al furto di suddetta cassaforte al Professionista che, in qualità di progettista e direttore dei lavori, al momento dell’esecuzione degli stessi non avrebbe provveduto alla corretta installazione della cassaforte. Né avrebbe effettuato un successivo controllo, facilitandone così il furto.  Il risarcimento del danno veniva quantificato sulla base del valore dei gioielli ivi contenuti.

2. Lo svolgimento del giudizio: i principi richiamati

Il Tribunale ripercorre nella sentenza alcuni orientamenti giurisprudenziali relativi alla responsabilità dell’Architetto, richiamandosi per la decisione ai relativi principi.

2.1 L’art. 1218.c.c.

Innanzitutto il Giudice rammenta che nel caso in questione si tratta di contratto d’opera intellettuale avente ad oggetto la progettazione e la direzione dei lavori di ristrutturazione di un immobile. Pertanto si applicheranno le norme di cui all’art. 1218 c.c.

2.2 L’onere della prova

Seguendo poi l’orientamento della Corte di Cassazione (Cass. sez. un. 13533/2001), precisa che il creditore che agisca in giudizio per l’inadempimento del debitore deve solo fornire la prova della fonte negoziale o legale del suo diritto, allegando l’inadempimento ed il relativo nesso causale.

Il debitore, invece, ha l’onere di dimostrare l’avvenuto esatto adempimento dell’obbligazione.

2.3 I gravi difetti

Il Tribunale ha ricordato pure che la giurisprudenza ha esteso al direttore dei lavori l’applicazione dell’art. 1669 c.c., evidenziando però che detta norma viene in rilievo solo per “gravi difetti”. Questi sono costituiti, secondo le Suprema Corte (cfr. Cass. S.U. 7756/2017), da “ gravi difetti dell’opera, rilevanti ai fini dell’art. 1669 c.c., anche quelli che riguardino elementi secondari ed accessori (come impermeabilizzazioni, rivestimenti, infissi, etc.), purché tali da comprometterne la funzionalità globale e la normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo” .

Ebbene, nel caso in esame, non possono essere qualificati come gravi difetti quelli allegati da parte attrice, che non ha in alcun modo dimostrato la compromissione della normale utilizzazione del bene come conseguenza dei lamentati danni.

2.4 Le obbligazioni del professionista

La sentenza, poi, ripercorre brevemente il contenuto delle obbligazioni del progettista e del direttore lavori.

In merito al progettista, deve considerarsi che questo deve assicurare la conformità del progetto alla normativa urbanistica ed individuare in termini corretti la procedura amministrativa da utilizzare, così da garantire la preventiva e corretta soluzione dei problemi che precedono e condizionano la realizzazione dell’opera richiesta dal committente (Cfr. Cass. n. 2257/2007).

Nel caso di specie, rivestendo l’architetto anche il ruolo di direttore dei lavori scelto dallo stesso committente, questo risponde della propria opera professionale in esecuzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultato.

Tale prestazione deve essere valutata, piuttosto che al normale concetto di diligenza, alla stregua della “diligentia quam in concreto”.

2.5 L’illecito civile

Infine, ha ricordato il Tribunale che, in tema di illecito civile, un evento è da ritenere causato da un dato comportamento se il suo verificarsi per effetto di quel comportamento sia più probabile che non il suo contrario (Cass. civ. Sez. III, 5 maggio 2009 n. 10285).

In altre parole si ritiene causa di un evento non solo l’antecedente che si possa positivamente accertare averlo causato, ma anche l’antecedente palesemente idoneo a produrlo sulla base di uno standard di “certezza probabilistica”, desumibile dal preponderante criterio dell’evidenza logica.

Si tratta, quindi, del principio della preponderanza dell’evidenza. Ossia un evento è da ritenere causato da un dato comportamento quando il suo verificarsi per effetto di quel comportamento sia più probabile che non il suo contrario.

3. L’esame delle prove

A fronte di quanto detto, il Giudice non ha rilevato elementi sufficienti a far ritenere “più probabile che non” che i pregiudizi di cui si duole l’attore siano riconducibili alla condotta del professionista.

Anche perchè c’è da considerare che non vi è alcuna prova che se la cassetta di sicurezza fosse stata incassata seguendo tecniche alternative a quella concretamente utilizzata (che per i motivi di cui sopra non sa quali siano) il furto non si sarebbe verificato.

In altre parole non può evincersi che anche in presenza di una diversa installazione della cassaforte non si sarebbe verificato, con elevata probabilità, il furto del contenuto della cassetta di sicurezza.

Pertanto il Giudice ha statuito che, in assenza di prova del nesso di causa tra condotta e danno, la domanda attore relativa alla responsabilità dell’architetto per l’installazione della cassaforte rubata deve essere rigettata.

4. La decisione

Sulla scia dei suddetti principi richiamati e delle considerazioni di cui sopra, il Tribunale ha stabilito che nel caso di specie non sussiste la responsabilità dell’architetto per l’installazione della cassaforte rubata.

Il Giudice ha fondato suddetta decisione sulla base dei seguenti tre motivi:

  • non può dedursi una responsabilità all’architetto per scorretta installazione se neanche i produttori di cassette di sicurezza forniscono criteri tecnici ed elementi utili a guidare nel procedimento di incasso delle stesse;
  • nel caso de quo non era possibile verifica quali tecniche erano state utilizzate per la sua installazione poiché la stessa era stata completamente sradicata dai ladri durante il furto;
  • sussisteva un’oggettiva difficoltà di incasso connaturata alla conformazione dell’immobile, che impedisce di addossare all’architetto la presunta scorretta installazione della cassaforte.

Il Tribunale, pertanto, ha rigettato  le domande di parte attrice condannandola a rimborsare alla convenuta le spese di lite.

5. Conclusioni

La sentenza esaminata consente  di riflettere sulla responsabilità del professionista (con particolare riguardo al cd. professionista tecnico), rilevando una duplicità di aspetti.

Da un lato le obbligazioni connesse all’esercizio di una attività professionale sono generalmente riconducibili ad ipotesi di obbligazioni di mezzi e non di risultato.

Dall’altro, in diverse ipotesi, il professionista si impegna in un certo senso a realizzare una determinata opera, come è il caso degli ingegneri e degli architetti.

Il tal senso però devono evidenziarsi i seguenti limiti, ovvero l’architetto altro non può se non garantire:

  • l’accertamento della conformità e della progressiva realizzazione dell’opera al progetto;
  • le modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica;
  • l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi (cfr. Cass. n. 23350/2013)

 

La SENTENZA DEL TRIBUNALE DI MILANO N. 1780 DEL 25 FEBBRAIO 2020 è disponibile qui.

Pubblicazione a cura degli Avv.ti:

Avv. Micol Fischetti                              Avv. Michele Sprovieri