Il caso

Veniva proposta domanda per il risarcimento dei danni subiti, per la caduta provocata dalla presenza di liquido oleoso sul pavimento, nei confronti del proprietario\custode del luogo. Il convenuto si costituiva e chiamava in causa la propria assicurazione della responsabilità civile, per essere manlevato e tenuto indenne dalle richieste nei propri confronti. Il Tribunale rigettava la domanda ritenendola infondata, compensando le spese tra le parti. La sentenza veniva impugnata dal proprietario per ottenere la refusione delle spese di lite compensate in primo grado e in via incidentale dalla danneggiata per la riforma nel merito. La Corte d’appello confermava il rigetto della domanda di risarcimento, condannava la danneggiata a rifondere le spese dei due gradi di giudizio in favore del proprietario e rigettava l’appello incidentale da questi proposto per ottenere il rimborso delle spese di resistenza dalla Compagnia assicuratrice ex art.1917 c 3 c.c., condannandolo invece a rifonderle le spese di lite per la soccombenza. L’assicurato ricorreva allora in Cassazione per la riforma della sentenza di secondo grado nella parte in cui valutava come nuova la domanda di rimborso delle spese di resistenza, viceversa da intendersi compresa nella richiesta di condanna alle spese di lite ex art.91 c.p.c.

 

Le questioni giuridiche e la soluzione

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 4275 del 16 febbraio 2024 ha rigettato i motivi proposti dall’assicurato per ottenere il riconoscimento del rimborso delle spese di resistenza (all’azione risarcitoria), erroneamente ritenute dal ricorrente ricomprese nella, generica, richiesta di condanna alle spese di lite per la manleva e garanzia spiegate in primo grado. La Suprema Corte ricapitolava quali fossero in ipotesi le voci di condanna alle spese richiedibili nel giudizio in cui viene chiamato il terzo assicuratore della responsabilità civile, ovvero: quelle di chiamata in causa ex art.91 c.p.c., di resistenza ex art.1917 c 3 c.c., di soccombenza ex art.91 c.p.c. versate al danneggiato;   escludeva, comunque, che le seconde possano ritenersi implicitamente comprese in quella di condanna alla rifusione delle spese di lite per la richiesta manleva e garanzia.

E ciò in quanto tali domande, come pure l’ulteriore che potrebbe riguardare la restituzione delle spese di soccombenza eventualmente pagate al terzo danneggiato, hanno fondamento – o normativo o contrattuale – diverso e quindi debbono costituire oggetto di altrettante richieste, ben chiare ed univocamente formulate, con specifica indicazione anche delle rispettive causae petendi.

 

Osservazioni

Il tema della richiesta di rimborso delle spese di resistenza ex art. 1917 c 3 c.c. è stato già oggetto, in questo sito, di approfondimenti con la relativa casistica, sia nel caso di inoperatività della garanzia assicurativa, sia in quello di garanzia operante, ma con inadempimento del patto di gestione della lite.

La decisione in commento consente di mettere in pratica proprio i principi e la casistica ipotizzati nelle due precedenti occasioni appena citate.

La soluzione proposta dalla Corte di Cassazione è ineccepibile nell’individuare i tre diversi titoli che caratterizzano la condanna alle spese: – di soccombenza per la chiamata in causa (art.91 cpc); – di resistenza (art.1917 c 3 c.c.); – la restituzione di quanto, in ipotesi di soccombenza, versato al danneggiato (rapporto di manleva del contratto assicurativo).

Nel confermare la natura di domanda nuova della richiesta ex art, 1917 c 3 c.c. nella fattispecie decisa non è però entrata nel merito nell’eventuale possibilità, per l’assicurato, di vedersi riconosciute versus l’assicuratore sia le spese di soccombenza per la chiamata sia quelle di resistenza per avere resistito alla domanda del terzo.

Per ipotizzarne l’esito soccorrono, quindi, i due studi ricordati.

Innanzitutto, si osserva che la Corte di Appello aveva già liquidato in favore dell’assicurato le spese di soccombenza del doppio grado per effetto del rigetto della richiesta di risarcimento nei confronti della danneggiata.

Inoltre, in nessuno dei tre gradi di giudizio è stato mai esaminato il rapporto intercorrente tra assicurato e Compagnia e quali fossero i diritti e doveri reciproci, in quanto il rigetto della domanda principale aveva determinato l’assorbimento di tale domanda di accertamento, legittimando la compensazione delle spese tra assicurato e compagnia.

Per quanto appena detto, può ritenersi che in presenza di una condanna alle spese nei confronti di parte attrice per la soccombenza e in assenza di accertamento di termini e condizioni del rapporto assicurativo, difficilmente il Giudice avrebbe potuto riconoscere le spese di resistenza ex art. 1917 c 3 c.c. nei confronti dell’assicuratore, potendo risultare una doppia liquidazione a fronte della medesima attività (in tutto o in gran parte).

Ove poi, nonostante il rigetto nel merito della domanda risarcitoria, il Giudice in ipotesi si fosse addentrato comunque nell’esame del regolamento contrattuale di garanzia assicurativa, avrebbe dovuto preliminarmente esaminare se, effettivamente, la copertura fosse valida ed efficace nel caso concreto, perché ove ne fosse emersa l’inoperatività, nemmeno le spese di resistenza, trattandosi di garanzia accessoria, avrebbero potuto ritenersi dovute all’assicurato. In caso, invece, di garanzia valida ed efficace, sarebbe stato da verificare se la condotta dell’assicurato avesse o meno consentito all’assicuratore l’esercizio del diritto a gestire la lite (nomina di un proprio fiduciario e\o autorizzazione a gestirne uno dell’assicurato, strategia difensiva concordata) perché in caso di inadempimento nemmeno in questo caso il Giudice avrebbe accolto la domanda di condanna alle spese di resistenza ex art. 1917 c 3 c.c.

Queste sono due delle possibili soluzioni, ove questa domanda non fosse stata considerata – appunto – “nuova” in appello.