Giudice di Pace di Roma, sentenza n. 8884 del 2018

Con Sentenza N. 8884 del 19. 3. 2018 il Giudice di Pace di Roma ha dichiarato improponibile l’azione contro il proprio assicuratore, con procedura di indennizzo diretto, per ottenere il risarcimento del danni patrimoniali e non subiti all’esito di una caduta conseguente ad un urto con un autoveicolo.

Il Giudice ha considerato inidonea la richiesta inoltrata alla Compagnia assicuratrice, che riportava genericamente quali allegati: ”…copia della certificazione medica ottenuta dal mio assistito…” in luogo dei dati e dei documenti prescritti dall’art. 148 n.2 del Codice delle Assicurazioni Private (C.A.P.) che, in caso di danno non patrimoniale, oltre alle indicazioni del danneggiato, richiede quella della entità delle lesioni subite, del diritto o meno a prestazioni previdenziali, l’attestazione dell’avvenuta guarigione.

La decisione di considerare improponibile la domanda, formalmente ancorata al mancato rispetto dell’art.145 del C.A.P., è comunque coerente con l’esito negativo che sarebbe in ogni caso derivato da un quadro istruttorio generale che non avrebbe consentito di ritenere provati i fatti di causa.

Appena sei mesi prima il danneggiato era già stato risarcito per indennizzo diretto dalla sua Compagnia per altro sinistro con danni materiali (al motociclo) e lesioni personali, ed avrebbe dovuto, senza averlo fatto, fornire prova: di avere riparato il motociclo e subito nuovi danni; delle lesioni riportate nell’evento, diverse da quelle del precedente incidente.

La certificazione medica di parte, inoltre, proveniva da gastroenterologo nonostante il danno lamentato fosse di natura ortopedica.

Conformità con la pronuncia della Corte costituzionale

La decisione in commento è conforme alla pronuncia della Corte Costituzionale n. 11 del 3.5.2012, che aveva confermato tale impostazione precisando che l’istituto della improponibilità della domanda così inteso, rigorosamente risultante dal combinato disposto degli artt. 145 co. 1 e 148 co. 2 Cod. Ass., è pienamente conforme al dettato della Carta.

Conformità con la pronuncia della Cassazione

Ma anche più recentemente Cassazione n. 18940 del 31.07.2017, nel confermare l’orientamento, aveva richiamato la ratio della norma “…nella necessità di favorire il soddisfacimento stragiudiziale delle pretese risarcitorie a fini deflattivi delle controversie, consentendo all’impresa assicuratrice di valutare l’opportunità di un accordo con il danneggiato, con benefici effetti sul sistema economico generale”.

Tale preclusione, proseguiva poi la Corte, non viola in alcun modo il diritto di difesa del danneggiato, che viene al contrario “rafforzato” dalle prescrizioni formali di cui agli artt. 145 e 148 cod. ass., e difatti, tanto più è dettagliata l’istanza risarcitoria, quanto più l’Assicuratore sarà in possesso degli elementi per formulare un’offerta congrua, già in fase stragiudiziale, nel rispetto dell’obbligo di cooperazione impostogli dalla legge.

A diversa soluzione, ma sempre nel rispetto del principio della finalità risarcitoria, l’ordinanza del 30.09.2016, n. 19354, che invece ritiene idonea la richiesta “..in tutti i casi in cui contenga gli elementi necessari e sufficienti perché l’assicuratore possa accertare le responsabilità, stimare il danno e formulare l’offerta” e Cass. n. 1829 del 25.01.2018 che riconduce l’improponibilità della domanda solo alla mancata osservanza dei termini di cui all’art. 145 Cod. Ass. e non al contenuto della richiesta, che tende solo a favorire una trattativa con l’auspicio di addivenire ad una soluzione conciliativa stragiudiziale.