Sentenza Cass. 11-11-2019 n. 28987: Concorso di responsabilità tra struttura e medico non dipendente; normativa applicabile a fatti antecedenti la L. Gelli; limite al regresso nel caso di responsabilità esclusiva del medico.

Sentenza Cass. 11-11-2019 n. 28987: Concorso di responsabilità tra struttura e medico non dipendente; normativa applicabile a fatti antecedenti la L. Gelli; limite al regresso nel caso di responsabilità esclusiva del medico.

Rc Sanitaria (Cass. n. 28987 dell’11 Novembre 2019):
concorso di responsabilità tra struttura e medico non dipendente
;
normativa applicabile a fatti antecedenti la L. Gelli;
limite al regresso nel caso di responsabilità esclusiva del medico.

(Cass. n. 28987 dell’11 Novembre 2019)

Nell’ambito dell’ormai noto “decalogo pubblicato dalla Suprema Corte l’11 novembre 2019 in materia di Rc Sanitaria, viene esaminata la questione della ripartizione di responsabilità tra la casa di cura e medico ed i limiti alla possibilità di regresso della prima verso il secondo.

Il fatto.
Una paziente si rivolgeva ad una casa di cura per una mastoplastica al seno; la prestazione veniva resa dal medico (non dipendente) della struttura  in tre fasi: un intervento riduttivo (1999), poi additivo (2002) ed infine una revisione chirurgica delle cicatrici (2004).
L’erronea esecuzione della prima operazione rendeva necessarie le successive e la paziente chiedeva alla struttura sanitaria e al professionista il risarcimento del danno residuato.

La decisione. In primo e secondo grado veniva accolta – e poi confermata – la domanda di accertamento della responsabilità, in solido, tra casa di cura e medico. La Corte di Appello tuttavia precisava che non poteva venire effettuata alcuna graduazione di colpe: l’adempimento dell’obbligazione a mezzo terzi aveva determinato in modo automatico la responsabilità ex art.1228 c.c. del debitore della prestazione.
Anche la Cassazione ha rigettato la richiesta di riforma della decisione; precisando, con l’occasione, quale sia il fondamento della (cor)responsabilità della struttura – nella maggioranza dei casi – ed entro quali limiti può agire in regresso verso il medico responsabile (mai per l’intera somma), dopo aver risarcito il danno.

I punti di maggior interesse

La corresponsabilità della struttura sanitaria e del medico non dipendente.

Il giudice di legittimità ha rilevato che l’ipotesi di una possibile graduazione di colpa del medico (fino alla declaratoria di una sua responsabilità esclusiva), è un caso eccezionale di colpa “inescusabilmente grave, del tutto imprevedibile e (per una) oggettivamente improbabile devianza dal programma condiviso di tutela della salute”, oggetto della prestazione richiesta alla clinica; in tal caso, la prova di tale situazione grava interamente sulla struttura (Cass. 24167\2019), mancante nella fattispecie decisa.

La Corte conferma che il fondamento della corresponsabilità della casa di cura è nell’art. 1228 c.c. (responsabilità diretta per fatto e colpa degli ausiliari), perché comporta l’assunzione di un obbligo di prestazione nell’ambito della quale realizza un danno al paziente per un inadempimento professionale di un proprio medico (anche se non dipendente).
Nella previsione dell’art. 2049 c.c. (responsabilità indiretta per fatti illeciti dei commessi), invece, difetta proprio l’elemento dell’assunzione dell’obbligazione da parte della struttura.

Il limite del regresso esercitabile dalla casa di cura verso il medico.

Una tale impostazione ha le sue conseguenze, una volta effettuato il pagamento per l’intero da parte della struttura, sulla possibilità di rivalersi – con lo strumento del regresso – sugli altri corresponsabili in solido e secondo le rispettive graduazioni di colpa ex art. 2055, 1298 e 1299 c.c.  

Secondo questa impostazione, anche nel caso di una esclusiva responsabilità del medico non vi sarà graduazione di colpe e non sarà possibile il regresso di una casa di cura nei suoi confronti per l’intera somma pagata, perché:

  • è difficile isolare la condotta del professionista dalle scelte organizzative, di politica sanitaria e razionalizzazione della struttura;
  • l’ente risponde ex art. 1228 c.c. degli illeciti commessi dagli ausiliari, per il rischio di impresa assunto atteso l’impegno assunto alla prestazione sanitaria, anche a mezzo di ausiliari;
  • è, quindi, una responsabilità da obbligazione propria, ma allo stesso tempo indiretta, perché per fatto altrui (medico non dipendente); per tale peculiarità prevale l’assunzione del rischio dell’utilizzo dei terzi nell’adempimento dell’obbligazione (Cass. 6243/15) e dei danni che ne derivino (Cass. 12833/14); non rilevando né la colpa in eligendo, né quella in vigilando (che avrebbero consentito graduazione di colpa, ex art. 2049 c.c.).

Osservazioni. La Cassazione, individuando natura e titolo della corresponsabilità solidale della struttura sanitaria con il medico nei casi di danni da malpractice avvalora le scelte della L. Gelli cercando, ove possibile, di uniformare la disciplina dei fatti accaduti ante entrata in vigore con quelli disciplinati dalla novella legislativa.

La scelta di non consentire graduazione di colpa tra i soggetti (se non nel caso eccezionale di condotta del medico che recide il nesso causale con l’obbligazione della struttura) sembra escludere che possa parlarsi di rivalsa in senso tecnico (il diritto attribuito da norma speciale, dovrebbe avere titolo nel vincolo solidale originario). Il riferimento al regresso è sicuramente più calzante, visto che l’obbligazione in solido è solo un presupposto mentre il titolo è nell’adempimento dell’obbligo risarcitorio verso il terzo danneggiato (M. Franzoni, Il terzo danneggiato, Contratto e Impresa diretta da F. Galgano, 1986, Padova, pagg.165 e ss.).

Anche per le situazioni anteriori al 2017, quindi, il risarcimento del danno, sia pure in via di regresso, non potrà gravare – nella fase di rivalsa – sul solo medico (tranne l’ipotesi eccezionale sopra indicata).

La Suprema Corte, in tal modo, conferma anche per il passato la legittimità della richiesta del paziente a pretendere l’intero dalla struttura sanitaria come soggetto con patrimonio potenzialmente più capiente ed esclude che il regresso possa poi venire azionato per l’intera somma pagata.

La quota di risarcimento corrispondente alla responsabilità ascrivibile al professionista non sarà più ‘azionata’ dal danneggiato (evitando così che l’operatore sanitario abbia la preoccupazione di venire accusato di malpractice e faccia ricorso alla medicina difensiva) e sulla struttura graverà l’alea di una possibile incapienza patrimoniale del medico ed il rischio per il recupero di quote di risarcimento, ma nel rispetto della prescrizione dell’art.2055 c.c.

Pubblicazione a cura dell’ Avv. Michele Sprovieri  Socio Fondatore – Managing Partner

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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