Applicabile l’art. 2051 c.c. ai danni da omessa manutenzione della rete stradale di proprietà pubblica. Con pronuncia n. 15042 del 6 Giugno 2008 la Cassazione (III Sezione Civile, Rel. Lanzillo) ha ribadito l’attuale orientamento giurisprudenziale.

1. L’orientamento di legittimità

Meritano segnalazione alcune precisazioni rispetto alla impostazione data dalla medesima III Sezione con le ben note  pronunce nn. 15383 del 2008 e 15384 del 2006 (Rel. Segreto).

1.1. La natura della responsabilità dell’ente

In queste due, la responsabilità della pubblica amministrazione proprietaria del bene veniva considerata di natura oggettiva.

Per il solo rapporto tra custode e bene demaniale e per il cd. “rischio” per la custodia il proprietario del bene è ritenuto responsabile dei danni subiti dall’utente.

1.2 Il caso fortuito

L’unica esimente è individuata nel caso fortuito (senza necessità di alcun riferimento alla condotta del custode e ad una sua colpa), individuabile ogni qualvolta sussista un elemento esterno, causa di danno (riferibile pertanto anche al danneggiato e/o a soggetti terzi), recante i caratteri della imprevedibilità e dell’inevitabilità.

1.3 La nozione di custodia

Deve peraltro precisarsi che la custodia viene individuata nel suo contenuto quale “potere di governo della cosa” e in difetto dello stesso da parte della P.A. – da accertare in concreto da parte del giudice di merito anche in relazione alle caratteristiche, alla posizione, alle dotazioni e ai sistemi di assistenza per il controllo del bene – non risulterà più applicabile l’art. 2051 c.c. e la tutela risarcitoria del danneggiato sarà disciplinata dall’art. 2043 c.c.

Di fatto, l’originario e prevalente orientamento che considerava applicabile alla pubblica amministrazione quest’ultima norma veniva e viene (visto il diffuso riferimento a tali precedenti nelle decisioni successive)  ricondotto ad una ipotesi residuale il caso in cui risulti che la pubblica amministrazione non abbia il “potere di governo della cosa”.

2. Le precisazioni sul caso fortuito

Orbene, la decisione in commento, si premura di meglio definire quali possano risultare concretamente le situazioni di “caso fortuito”, ampliando le fattispecie già individuate nelle due precedenti pronunce e riferibili ai comportamenti del danneggiato, quali ipotesi di caso fortuito, e/o concorso ex art. 1227 c.c., nell’anomalo utilizzo del bene demaniale.

2.1 I fattori di rischio che possono escludere la responsabilità

Ed infatti, precisando appunto rispetto ai ricordati precedenti, la Corte ha inteso in qualche modo ampliare le cause di limitazione della responsabilità, enucleando fattori di rischio a cui è esposto il custode del bene demaniale, escludendola ove: “…si tratti di situazioni di pericolo estemporaneamente create da terzi, non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione (perdita d’olio ad opera del veicolo di passaggio; abbandono di vetri rotti, ferri arrugginiti, rifiuti tossici od altri agenti offensivi). ……l’emergere dell’agente dannoso può considerarsi fortuito, quanto meno finché non sia trascorso il tempo ragionevolmente sufficiente perchè l’ente gestore acquisisca conoscenza del pericolo venutosi a creare e possa intervenire ad eliminarlo.

2.2. La rilevanza della natura del bene e della causa del danno

I principi giurisprudenziali enunciati in precedenza stanno ad indicare, per l’appunto, la necessità di addossare al custode solo i rischi di cui egli possa essere chiamato a rispondere – tenuto conto della natura del bene e della causa del danno – sulla base dei doveri di sorveglianza e di manutenzione razionalmente esigibili, con riferimento a criteri di corretta e diligente gestione.

2.3. La nozione elastica del caso fortuito. Conclusioni

Sotto il profilo sistematico la suddetta selezione dei rischi va compiuta – più che delimitando in astratto l’applicabilità dell’art. 2051 c.c., in relazione al carattere demaniale del bene – tramite una più ampia ed elastica applicazione della nozione di caso fortuito.

Con riguardo ai beni demaniali, cioè, si presenterà presumibilmente più spesso l’occasione di qualificare come fortuito il fattore di pericolo creato occasionalmente da terzi, che abbia  esplicato le sue potenzialità offensive prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode.”