Corte Suprema di Cassazione. Sezione Unite 7305/2014

Le Sezioni Unite sono intervenute per chiarire definitivamente come dalle difese del convenuto in sede di consegna o rilascio non possa conseguire la mutatio della domanda proposta dall’attore, ma eventualmente il venir meno dei suoi presupposti per l’accoglibilità.
L’interesse e il pregio della sentenza, tuttavia, non risiedono nella decisione assunta a soluzione del contrasto insorto, considerato che in fin dei conti lo stesso riguardava unicamente i “corretti” motivi di rigetto dell’azione proposta, e non la diversa soluzione del conflitto sostanziale tra le parti.
L’importanza di una attenta lettura della motivazione risiede, quindi, nella capacità delle S.U. di condensare e quasi “banalizzare” una serie di principi sostanziali e processuali apparentemente teorici, ma che spesso hanno determinato la reiezione dell’azione proposta per una errata impostazione del giudizio.
In estrema sintesi, si chiarisce come l’azione di rivendicazione e quella restitutoria presentino la medesima finalità (petitum), in quanto entrambe volte a ottenere “materialmente” un immobile, ma si diversifichino per il diverso titolo in virtù del quale si vuole ottenere la condanna del convenuto (causa petendi), essendo la prima fondata sulla proprietà del bene conteso, e la seconda sull’esistenza (almeno in origine) di un rapporto negoziale, in virtù del quale il convenuto aveva ottenuto la detenzione.
Alla diversità dei presupposti consegue il diverso onere probatorio che l’attore deve assolvere, dovendo in sede di rivendica dimostrare erga omnes il proprio diritto, mentre in sede restitutoria si può limitare alla prova dell’esistenza di una tale obbligazione in capo al convenuto, anche prescindendo dalla validità dell’originario negozio.
Lo spartiacque è netto e, nel dubbio, al difensore non rimane altra via se non quella di dimostrare sia il diritto reale che quello obbligatorio, evitando un verdetto finale (mancato assolvimento dell’onere probatorio) altrimenti scontato per le note preclusioni processuali di cui all’art. 183 c.p.c.
Del resto, sono le stesse Sezioni Unite a precisare l’irrilevanza della qualificazione giuridica dell’azione data dall’attore, che discende invece unicamente dalla domanda proposta (identica) e da quanto allegato e provato.
Il particolare profilo può avere rilevanza anche nel settore delle locazioni abitative, ove a monte esista un contratto nullo per il mancato rispetto del requisito formale.