Nell’ambito degli studi professionali associati, si pone frequentemente nella pratica il problema della legittimazione attiva dell’associazione professionale alla riscossione dei crediti del singolo professionista.

E’, infatti, frequente il caso in cui il professionista deleghi all’associazione la riscossione dei propri crediti professionali e il debitore contesti la legittimazione dell’associazione.

1. La disciplina di riferimento della legittimazione dell’associazione

La legittimazione attiva dell’associazione al recupero dei crediti non è oggetto di alcuna specifica disciplina ma deve essere ricavata dalla disciplina generale.

1.1 La disciplina anteriore al Decreto Bersani

Prima dell’entrata in vigore della L. 7.8.97 n. 266 (c.d. Legge Bersani), l’esercizio in forma associata delle professioni intellettuali c.d. “protette”, come quella forense, era contemplata dalla L. 23.11.39 n. 1815 che disciplinava gli “studi associati di assistenza e di consulenza”. La norma era costituita sostanzialmente da due principi-base, ossia l’obbligo di ricorrere alla forma dello “studio associato” insieme all’obbligo di comunicazione agli Ordini (art. 1) e il divieto di adottare la forma societaria o altre forme diverse (art. 2.) Tali principi perseguivano del legislatore di evitare che la struttura societaria fungesse da schermo per persone non abilitate all’esercizio dell’attività.

1.2. Le modiche del Decreto Bersani

Successivamente, con l’art. 24 della L. 266/97 (Legge Bersani) si è abrogato l’art. 2 della L. 1815/39. Il comma 2 del citato art. 24 avrebbe demandato al Ministero di Grazia e Giustizia – di concerto con il Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato e, per quanto di competenza, con il Ministero della Sanità – l’emanazione di un decreto che avrebbe dovuto disciplinare una volta per tutti requisiti per l’esercizio dell’attività professionale in forma societaria.Ma tale decreto non è stato pubblicato e, dunque, ad oggi, la normativa sugli studi associati è posta all’interno dell’art. 1 della L. 1815/39.

1.3 La disciplina attuale

L’art. 8, comma 3, D.M. n. 55/2014, prevede che “Se l’incarico professionale è conferito a una società di avvocati si applica il compenso spettante a un solo professionista, anche se la prestazione è svolta da più soci”.  Da tale norma può comprendersi che vi è una presunzione iuris tantum in forza della quale, in mancanza di prova scritta di una diversa volontà delle parti, è dovuto il compenso previsto per l’attività svolta da un solo avvocato, anche se concretamente la prestazione è stata eseguita da più avvocati (soci). Chiaramente è fatta sempre salva la volontà delle parti, ossia il cliente può sempre sottoscrivere una apposita clausola derogatoria, fondata sul principio generale della libera determinazione del compenso della prestazione dell’attività dell’avvocato ai sensi dell’art. 2233 c.c., libertà rafforzata dall’art. 9 di cui al D.L. n. 1/2012.

2. La giurisprudenza sulla legittimazione dell’associazione

La giurisprudenza è orientata a ritenere che lo studio associato rientri tra i fenomeni di aggregazione di interessi ai quali la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomo centro di imputazioni di rapporti giuridici.

Il percorso evolutivo della giurisprudenza in materia è trattato in questo articolo.

2.1. Orientamento prevalente

Limitando l’attenzione all’orientamento più recente, Cassazione, sez. III, n. 3420 del 14.02.2014 ha stabilito che “Sussiste la legittimazione attiva dello studio professionale associato rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico, ove il giudice accerti che gli accordi tra gli associati attribuiscono allo studio medesimo la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità dei rapporti, poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati.”

2.2  I principi di riferimento

Tale orientamento è stato ribadito ancor più recentemente da Cass. 12 luglio 2019 n. 18774, secondo la quale:

  • E’ già stato affermato che l‘associazione professionale, quale manifestazione del complessivo fenomeno associativo, possa risultare dotata di una propria soggettività, distinta da quella degli associati, anche in ordine alla titolarità dei crediti derivanti dall’attività svolta dai singoli professionisti associati.
  • Come è stato detto, l’articolo 36 c.c. stabilendo che l’ordinamento interno e l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi tra gli associati, che ben possono attribuire all’associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire la titolarità di rapporti poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati, consente di ritenere esistente la legittimazione attiva dello studio professionale associato ove per l’appunto il giudice del merito accerti la suddetta circostanza.
  • La legge attribuisce all’associazione la capacità di porsi come autonomo centro d’imputazione di rapporti giuridici rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico” (cosi’ Cass. 4 marzo 2016, n. 4268 e così anche Cass. del 2 novembre 2017 n. 26067 e Cass. del 10 aprile 2018 n. 8768).”

2.3. La pronuncia più recente

L’orientamento è stato ribadito da ultimo da Cass. 17.2.2020 n. 3850, specificando che l’art.36 cod. civ. stabilisce che l’ordinamento interno e  l’amministrazione delle associazioni non riconosciute sono regolati dagli accordi tra gli associati, che ben possono attribuire all’associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire  la titolarità di rapporti, poi delegati ai singoli aderenti e da essi personalmente curati.

4. Conseguenze

Accadrà quindi che ai compensi conseguenti a mandato conferito ad una società tra avvocati si applicherà la normativa inerente ai compensi delle prestazioni professionali rese dall’avvocato a titolo individuale (a titolo esemplificativo l’art. 2233 c.c. per la determinazione del compenso). A fronte di tutto quanto detto, non dimentichiamoci infatti che quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità non sposta l’attenzione dal presupposto imprescindibile della personalità della prestazione.

5 Corollario

Infatti la Corte con un’ordinanza del 2 luglio 2019 n. 17718, ha statuito che: “il rispetto del principio di personalità della prestazione, che connota i rapporti di cui agli articolo 2229 c.c. e segg., ben può contemperarsi con l’autonomia pur riconosciuta allo studio associato, nel senso che, pur potendosi attribuire la titolarità dei diritti di credito derivanti dallo svolgimento dell’attività professionale degli associati allo studio, resta obbligatorio che lo svolgimento della prestazione sia resa personalmente dal singolo associato munito dei requisiti che la legge impone per la prestazione richiesta…omissis”.

6    Conclusioni

Si noti che l’orientamento giurisprudenziale consolidato (Cass. n. 3420 del 14.02.2014)  è anche quello più destabilizzante in tema di certezza giuridica poiché demanda caso per caso all’autorità giudicante l’esame delle singole questioni, con ogni conseguente imprevedibilità. Infatti, ove  il giudice accerti che sussistono accordi tra gli associati che attribuiscono all’associazione la legittimazione a stipulare contratti e ad acquisire  la titolarità di rapporti, sussisterà tale legittimazione attiva dell’associazione professionale   rispetto ai crediti per le prestazioni svolte dai singoli professionisti a favore del cliente conferente l’incarico,  poiché  il fenomeno associativo tra professionisti non può essere avere come unico scopo a divisione delle spese ed alla gestione congiunta dei proventi.