1. La disciplina di riferimento

Non vi è una disciplina specifica dedicata alla responsabilità del professionista associato  di uno Studio legale. L’unica norma di riferimento è, infatti, come sappiamo l’art. 14, comma 2, della l. 247 del 2012 (Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense). La stessa prevede che: «L’’incarico per lo svolgimento di attività professionale è personale anche nell’ipotesi in cui sia conferito all’avvocato componente di un’associazione o società professionale. Con l’accettazione dell’incarico l’avvocato ne assume la responsabilità personale illimitata, solidalmente con l’associazione o la società».

Soccorrono però le norme del Codice Civile, in un’ottica peraltro assolutamente coerente con l’articolo di cui sopra. Ci riferiamo all’art. 2232 c.c. (che a sua volta rispecchia il contenuto dell’art. 1228 c.c.). Nello stesso si legge che: “Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto. Può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione

2. La dottrina

La dottrina, così come vedremo la giurisprudenza, è piuttosto eterogenea sull’argomento della responsabilità del professionista associato. Vediamo perchè.

  • Considerando che quando si parla di prestazione d’opera intellettuale è fondamentale il presupposto della “personalità”, la dottrina arriva a ritenere legittimo parlare di “obbligazione di fare infungibile” (Giacobbe G., voce Professioni intellettuali, in Enciclopedia del diritto, XXXVI, Giuffrè, 1987, 1074); il fruitore della prestazione, infatti, è essenziale la persona del prestatore d’opera, di cui apprezza e sceglie la capacità, potendo il cliente rifiutare l’adempimento del terzo; la violazione di questo principio giustifica l’operatività della disciplina dell’inadempimento.
  • Proprio in merito alla responsabilità del professionista associato, parte della dottrina  (Si veda «Studi Associati e società tra professionisti: le nuove società interdisciplinari dopo il D.L. Bersani n. 223/06», di Gianfranco CECCACI, Cristina RIGATO, Edizione anno 2007, FAG, Milano, pp. 388.), guardando a ciò che accade soventemente negli studi associati, o all’interno di società tra professionisti,  fa riferimento a una sorta di “escamotage giuridico”. Si tratta di un’obbligazione unica ma soggettivamente complessa, caratterizzata da una complessità di obbligazioni individuali con più soggetti tenuti, in cui pertanto avremo un unico incarico conferito a due o più professionisti e ognuno sarà tenuto alla sua esecuzione alla stessa identica stregua degli altri. Diverso sarà il caso di più incarichi affidati a professionisti diversi. In questa circostanza l’obbligazione non sarà unica, ma si avrà una pluralità di rapporti e di esiti, come appunto il mandato conferito disgiuntamente e separatamente a due professionisti, in modo che ognuno ne risponda in proprio e fornisca autonomamente le proprie prestazioni intellettuali.

3. La giurisprudenza

Focalizzandoci proprio sull’aspetto della responsabilità del professionista associato, la caratteristica fondamentale dell’associazione professionale risiede nella possibilità prevista per ogni singolo avvocato di poter procedere sia alla stipula che all’esecuzione del contratto e di esserne quindi direttamente responsabile (Relativamente al contratto stipulato dalle associazioni tra professionisti, si veda, Fusaro A. “Disciplina giuridica degli studi di assistenza e consulenza”, in Nuova giur. civ. comm., 1985, II, p. 88.). Vediamo in tal senso la giurisprudenza.

  • Tale principio è motivato dal fatto che la giurisprudenza (Cass. 21.11.79 n. 6065, in Foro. it. rep., 1979, voce “Professioni intellettuali” n. 19, p. 2115 e nella giurisprudenza di merito, Trib. Milano 9.2.81, in Giur. it., 1982, I, 2, p. 572.)  riconosce all’associazione professionale e al suo membro, un reciproco potere di rappresentanza, che fa sì che l’associato con cui si conclude il contratto possa obbligare tutti gli altri alla sua esecuzione, senza renderli però responsabili all’esterno, nonché a garantire il cliente in merito alla possibilità di adempiere l’obbligazione effettuando il pagamento a uno qualsiasi degli associati (Secondo Rescigno M. “Le società di professionisti”, Milano, 1985, p. 67, gli studi associati contrattano come studi con il cliente “(…) e non danno luogo ad una serie di rapporti singoli tra professionista e cliente (…)”.).
  • Nei rapporti interni, invece, il collaboratore potrà essere chiamato a rispondere, nei confronti del professionista, dei danni da questo subiti se ricollegati alla sua condotta colposa nell’esecuzione di un incarico affidatogli (si veda, ex multis, Cass., sez. III, 13 marzo 1998, n. 2750). Alla base di questa responsabilità gravante sul professionista, vi è la motivazione che quest’ultimo rimane, anche se si avvale della collaborazione di altri, l’unico interlocutore del cliente.

4. Corollario

E’evidente, da tutto quanto detto, la relazione che intercorre fra la imprescindibile personalità delle prestazioni e la fiducia (e dunque responsabilità) nella disciplina del rapporto (Si veda “La prestazione d’opera intellettuale del professionista forense e la sua responsabilità per il fatto di ausiliari e sostituti”, di Francesca ARFELLI, Editore Key, 2006). Ciò perché (Si veda «Studi Associati e società tra professionisti: le nuove società interdisciplinari dopo il D.L. Bersani n. 223/06», di Gianfranco CECCACI, Cristina RIGATO, Edizione anno 2007, FAG, Milano, pp. 388.) la personalità è una delle caratteristiche più pregnanti dell’attività professionale. Quando si dice che il contratto d’opera è caratterizzato dall’ “intuitus personae”, infatti, lo si intende connotato dalla fiducia riposta dal cliente nelle capacità del professionista.

 5. Conseguenze

Proprio da tale previsione discende che l’utilizzazione dei collaboratori ha valore esclusivamente interno, poichè, vista la natura personale dell’incarico, nei rapporti con i clienti rimarrà responsabile a tutti gli effetti solo il prestatore d’opera intellettuale. In altre parole, in ogni caso si esclude che la prestazione professionale sia eseguita impersonalmente dallo studio legale, con la conseguenza di rendere possibile la richiesta di un risarcimento danni per inadempimento al patrimonio comune della società. Si tratta di stabilire quale professionista possa risponderne, tenendo presente che l’art. 2232 c.c. prevede esplicitamente che il prestatore d’opera debba eseguire personalmente l’incarico assunto.

6.  Conclusioni sulla responsabilità del professionista associato

 Benchè la responsabilità all’esterno resti personale, ciò non esclude chiaramente la responsabilità solidale del professionista ma questa varrà nei soli rapporti interni, restando invece invariata quella del prestatore d’opera intellettuale, e questo anche in presenza di fatti dolosi o colposi dei suoi collaboratori.