Risolta ogni questione sulla validità o vessatorietà della clausola “a richiesta fatta”, in vista dell’obbligo assicurativo per i professionisti, che sta entrando in vigore. Nota a Cassazione Civile, Sezioni Unite, 6/05/2016, n. 9140

1. Istituti coinvolti e riferimenti a norme

Assicurazione della responsabilità civile – clausola claims made – vessatorietà – eccessiva difficoltà di esercitare il diritto – contrarietà ai principi di correttezza e buona fede – mancanza di alea – inderogabilità della causa tipizzata – insussistenza

artt. 1175, 1341, 1366, 1375, 1374, 1892, 1893, 1932, 1905, 1917, 2965 c.c. art. 36 d.lgs. n. 206 del 2005

2. La Massima

“Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo, preventivamente individuati (c.d. clausola claims mista o impura) non è vessatoria; essa, in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significatico squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata”.

3. La rilevanza della decisione

È stata finalmente emessa la tanto attesa decisione delle SSUU che avrebbe dovuto (il condizionale è d’obbligo) dirimere ogni questione sulla validità o vessatorietà della clausola “a richiesta fatta”.

La pronuncia rileva anche e soprattutto in vista dell’effettiva entrata in vigore dell’obbligo di copertura assicurativa per i professionisti.

Le incertezze che alcune decisioni di merito e di legittimità avevano contribuito ad alimentare negli Assicuratori, dovrebbero venir meno.

3.1. Il contenuto

È certamente degno di nota come le SSUU non abbiano limitato il proprio intervento alla particolare questione loro rimessa dal Primo Presidente, concernente la clausola cd. claims made mista o impura.

L’analisi è stata estesa anche alla cd. claims made pura; anzi, le poche righe dedicate a tale seconda sub specie di nuovo (ma ormai non troppo) prodotto assicurativo sono chiare e lapidarie nel confermarne la piena validità.

3.2 Il riferimento all’obbligo assicurativo

Tuttavia, “prima di chiudere” (così si apre il punto 21), le SSUU in poco più di una pagina delle diciassette dedicate, affrontano il delicato problema dell’assicurazione obbligatoria dei professionisti.

La Corte così ammonisce il legislatore e gli organi rappresentativi: “ il giudizio di idoneità della polizza difficilmente potrà avere esito positivo in presenza di una clausola claims made, la quale, comunque articolata, espone il garantito a buchi di copertura”.

4. I fatti di causa

Procedendo con ordine, il caso al vaglio delle SSUU riguardava la copertura assicurativa contratta da una struttura sanitaria, la cui operatività era subordinata alla duplice condizione, che:

  • il fatto generatore della responsabilità si fosse verificato in vigenza di polizza, con estensione della garanzia ai tre anni precedenti, e
  • entro il termine di validità fosse stata effettuata la prima richiesta risarcitoria da parte del danneggiato.

4.1 I precedenti gradi

Il Tribunale di Roma aveva ritenuta tale pattuizione vessatoria, in quanto derogativa del primo comma dell’art. 1917 c.c., dichiarando pertanto le compagnie tenute all’indennizzo in favore della struttura per la mancata “doppia sottoscrizione”.

La Corte di Appello di Roma, al contrario, aveva ritenuto la piena validità della clausola, in quanto volta a delimitare l’oggetto del contratto e non a limitare la responsabilità.

4.2 Il giudizio di legittimità

Contro tale statuizione la struttura sanitaria era ricorsa in Cassazione sulla base di tre motivi:

a) violazione e falsa applicazione dell’art. 1341, II co, c.c.;

b) nullità della condizione ex art.2965 c.c., per l’eccessiva difficoltà all’esercizio del diritto alla manleva;

c) contrarietà della clausola ai principi di correttezza e buona fede.

5. La decisione delle Sezioni Unite

5.1 La premessa

Le SSUU hanno proceduto alla disamina congiunta dei motivi proposti, rilevando in via preliminare come tale clausola:

  • consenta “alla società di conoscere con precisione sino a quando sarà tenuta a manlevare il garantito e ad
  • appostare in bilancio le somme necessarie per far fronte alle relative obbligazioni, con quel che ne consegue, tra l’altro, in punto di
  • facilitazione nel calcolo del premio da esigere”.

Di tale premessa, tuttavia, che sintetizza una questione di estrema rilevanza per la tenuta economica del sistema, la Corte sembra si sia dimenticata al momento di tracciare – come detto e come meglio infra – le linee guida per il legislatore e gli organismi rappresentativi e previdenziali.

5.2 La validità della clausola (rispetto alla invocata nullità)

Sotto il duplice profilo della invocata nullità, la Corte ha correttamente rilevato come:

  1. la clausola claims made impura non violi il precetto di cui all’art. 2965 c.c., in quanto non si verifica la perdita di un diritto per il mancato esercizio dello stesso da parte del titolare, perché tale condizione “consente o preclude l’operatività della garanzia in dipendenza dell’iniziativa di un terzo estraneo al contratto” e, comunque, incide sulla nascita stessa del diritto all’indennizzo e non su un diritto già acquisito;
  2. l’inosservanza di norme riguardanti il comportamento delle parti (nello specifico era stata lamentata la violazione degli artt. 1175, 1366, 1374 e 1375 c.c.) può costituire fonte esclusivamente di responsabilità per danni, ove non sia espressamente comminata la nullità dalla legge. L’ampiezza “dello scrutinio nomofilattico sollecitato” ha indotto, poi, le SSUU ad esaminare anche due ulteriori questioni dibattute in dottrina e giurisprudenza;
  3. sulla presunta mancanza dell’alea, richiesta dall’art. 1895 c.c., è stato rilevato come il concetto di sinistro non si esaurisca con la sola condotta materiale causativa del danno (già verificatasi, ma ignota all’assicurato, operando altrimenti gli artt. 1892 e 1893 c.c.), essendo necessario l’esercizio del diritto da parte del danneggiato che rimane elemento futuro e incerto, affinché si verifichi l’impoverimento del patrimonio del danneggiante assicurato (del resto, come osserva la Corte, il rischio putativo è regolato dall’art. 514 cod. nav.);
  4. quanto, invece, alla presunta vanificazione della causa tipica negoziale, per il trasferimento del rischio derivante dalla richiesta risarcitoria e non dall’esercizio dell’attività, il primo comma dell’art. 1917 c.c. non è inderogabile, considerato che l’art. 1932 c.c. stabilisce ciò soltanto in relazione al III e IV comma della norma (facendo comunque salva una diversa pattuizione di maggior favore per l’assicurato).

5.3 La meritevolezza degli interessi

Passando poi al profilo della meritevolezza, la Corte rileva da un lato come:

  1. la clausola claims made pura incida sulla tipologia stessa del rischio garantito, facendo tracimare tale copertura fuori dalla fattispecie tipizzata dall’art. 1917 c.c.; dall’altro come
  2. la claims made impura “si inscrive a pieno titolo nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, entro i quali, a norma dell’art. 1905 cod. civ., l’assicuratore è tenuto a risarcire il danno sofferto dall’assicurato… così venendo a delimitare l’oggetto, piuttosto che la responsabilità”.

Mentre per le prime “la prospettazione dell’immeritevolezza è, in via di principio, infondata”, per le seconde sarà il giudice di merito a dover valutare caso per caso l’equilibrio informativo, nonché sinallagmatico tra il pagamento del premio e il rischio trasferito.

Rileverà, inoltre, in tale indagine anche la qualità del soggetto contraente, potendo essere invocata anche la nullità di protezione di cui all’art. 36 del D.Lgs. 206 del 2005 da parte di coloro che non agiscono nell’esercizio o, comunque, in relazione ad una attività professionale o imprenditoriale.

5.4 Conseguenze per clausole immeritevoli

Ove il giudizio si concluda negativamente, la Corte ribadisce che il contratto verrà regolato secondo lo schema legale dell’assicurazione della responsabilità civile (loss occurence), sia

  • ai sensi dell’art. 1419, II co, c.c.,
  • per il principio dettato dall’art. 2 della Costituzione, “per garantire l’equo contemperamento degli interessi delle parti e prevenire o reprimere l’abuso del diritto”.

5.5  Funzione suppletiva dell’obbligo assicurativo

A conclusione dell’analisi effettuata le SSUU – va detto: andando forse aldilà della funzione nomofilattica tipica della corte – si soffermano sulla “compatibilità della clausola claims made con l’introduzione, in taluni settori, dell’obbligo di assicurare la responsabilità civile connessa all’esercizio della propria attività”.

Dopo aver richiamato la legislazione che ha disciplinato il settore, la Corte conclude con l’affermazione della ‘inidoneità’ di un’assicurazione “in presenza di una clausola claims made, la quale, comunque articolata, espone il garantito a buchi di copertura”, e ciò in quanto quell’obbligo risulta previsto per tutelare il “preminente interesse del danneggiato”.

6. Conclusioni

L’affermazione non è convincente per una duplice considerazione:

  • da un lato le problematiche di inoperatività su cui la Corte si è soffermata nella decisione sono superate da clausole che il mercato già ha adottato per la copertura di alcuni professionisti (deeming clause e garanzia postuma decennale in caso di cessazione dell’attività);
  • dall’altra, e soprattutto, il rischio che si verifichino “buchi di copertura” non può in alcun modo essere risolto attraverso la stipula di una determina copertura assicurativa piuttosto che di un’altra;
  • necessiterebbe, viceversa, la previsione di un sistema di garanzie, analogo a quello della RCA, che comportino una effettiva tutela del danneggiato.

La valutazione sarebbe stata diversa se l’espressione sopra letteralmente trascritta fosse stata invece “in presenza di una clausola claims made ove esponga il garantito a buchi di copertura”.

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