La decisione esamina la responsabilità dei singoli operatori di un’equipe chirurgica e per essa dei singoli operatori e del primario di reparto, in relazione al danno alla salute subito da una paziente nel corso di un intervento chirurgico.

1. I fatti di causa

Nello specifico, il caso tratta di una donna affetta da gozzo multinodulare diffuso che, a seguito di un intervento di tiroidectomia totale, subisce la paralisi ricorrenziale bilaterale, delle corde vocali.
La danneggiata svolge quindi azione risarcitoria nei confronti della struttura ospedaliera, del primo operatore, del medico aiuto, e del terzo assistente all’intervento chirurgico.

2. La decisione

Dalle risultanze probatorie emerse ed in considerazione del criterio medico-legale della cronologia degli eventi lesivi, il danno viene riconosciuto quale conseguenza diretta ed immediata responsabilità dei singoli operatori di un’equipe chirurgica della tecnica chirurgica, e per essa imputata a titolo esclusivo al primo operatore e, in forza del principio di immedesimazione organica ovvero di quello di ausiliarità, all’Azienda sanitaria.

3. Le specifiche responsabilità accertate

3.1 Il primo operatore

La responsabilità del primo operatore è riconosciuta dal Giudice ai sensi dell’art. 1176, II c, c.c., ossia considerando la particolare natura dell’attività esercitata e le conoscenze tecnico-professionali, nonché l’assenza delle condizioni di speciale difficoltà che rendono applicabile il secondo comma dell’art.  2236 c.c..
Vengono di seguito analizzate le condotte del medico assistente e del medico aiuto, nonché del primario di reparto convenuto a sua volta in giudizio dal medico aiuto.

3.2 Il terzo operatore

La condotta del terzo operatore, limitata alla trazione dei divaricatori durante l’intervento chirurgico, non è considerata elemento costitutivo dell’illecito perpetrato.

3.3. Il medico aiuto

In relazione alla posizione del medico aiuto, potenziale sostituto del primo operatore, viene rilevata l’assenza di partecipazione concreta, di natura manuale nell’esecuzione delle manovre chirurgiche o teorica concernente l’impostazione dello schema di tecnica chirurgica.

La considerazione consente di escludere una responsabilità del medesimo nella causazione dei danni. Inoltre, l’impossibilità di riconoscere la lesione e quindi, di riparare il danno, hanno rafforzato l’estraneità del medico aiuto da qualsivoglia responsabilità.

3.4 Il primario

Da ultimo, per ciò che concerne il ruolo del primario, il Giudice ne esamina, seppur indirettamente, i doveri per escluderne la responsabilità.

Il primario, non direttamente coinvolto nell’esecuzione della prestazione chirurgica, diligentemente vigila sulla correttezza e tempestività della diagnosi, sull’informativa fornita al paziente e sull’acquisizione del consenso, sulla correttezza della terapia chirurgica adottata.

Tali attività sono quindi tutte relative a fasi diverse e/o successive rispetto a quella dell’intervento, quindi non è responsabile dei danni alla salute che si sono verificati nel corso del medesimo.

Avv.  Maddalena Martino