Il notaio incaricato dell’atto di accettazione dell’eredità con beneficio di inventario non deve anche redigerlo (Cass. Civ., Sez. III, 3/07/2018 n. 19219)

La Cassazione, con la sentenza in commento e confermando le precedenti pronunce della Corte d’Appello e del Tribunale, ha respinto il ricorso dei clienti avente ad oggetto la domanda di risarcimento dei danni per responsabilità professionale, per aver ricevuto, ad un anno e mezzo dall’atto con il quale avevano accettato l’eredità della madre con beneficio d’inventario, un precetto con il quale la banca intimava loro, quali eredi puri e semplici, il pagamento in solido di circa 480 mila euro. A parere dei ricorrenti la responsabilità dell’accaduto era da addebitarsi al professionista che aveva omesso di procedere all’inventario dei beni.

La Suprema Corte chiarisce però che la sua redazione è un’attività autonoma e distinta dalla dichiarazione di accettazione con beneficio dell’eredità e non può ritenersi compresa nell’incarico di riceverla. Ciò si desume non solo alla luce del testo vigente al momento dell’introduzione del giudizio dell’art 769 c.p.c, che non prevedeva che all’inventario potesse procedere un notaio scelto dalla stessa parte, ma anche ai sensi dell’art. 1 della L. N. che prescrive la facoltà, per il notaio, di presentare ricorso per la formazione dell’inventario, quale atto di volontaria giurisdizione, ciò però sulla base di uno specifico incarico da menzionare nel ricorso medesimo, distinto e non riconducibile a quello di ricevere la dichiarazione di accettazione di eredità beneficiata.