Responsabilità contrattuale della struttura sanitaria (pubblica o privata) ex art. 1218 c.c. e medico operante che risponde ex art. 2043 c.c., con ogni conseguenza riguardante il regime probatorio ed il termine di prescrizione.

NOTA A SENTENZA TRIBUNALE DI MILANO, SEZ. I CIV., 17 LUGLIO 2014 – EST. PATRIZIO GATTARI

Ancora una volta l’art. 3, comma 1 della Legge Balduzzi (n. 189/12) continua a fare parlare di sé. Con la sentenza in commento si assiste ad uno dei migliori tentativi di dare risposta ai numerosi quesiti posti dalla controversa norma.

Sinteticamente la pronuncia interpreta il dettato normativo come segue:

1. Responsabilità contrattuale della struttura ed extra contrattuale del medico dipendente

Nell’ambito della responsabilità medica, ferma la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria (pubblica o privata) ex art. 1218 c.c, nel caso in cui il medico operante nella stessa ed autore del (presunto) fatto illecito non abbia, a sua volta, sottoscritto con il paziente un contratto d’opera professionale (nel qual caso la sua eventuale responsabilità resta di tipo contrattuale), lo stesso risponderà ai sensi dell’art. 2043 c.c., con ogni conseguenza riguardante il regime probatorio ed il termine di prescrizione.

Tuttavia, essendo unico il fatto dannoso, nel caso in cui si evidenzi la responsabilità di entrambi (medico e struttura), essi saranno tenuti in solido al risarcimento del danno a norma dell’art. 2055 c.c..

1.1. Il fondamento normativo e giurisprudenziale

A tale ricostruzione con il medico operante che risponde ex art. 2043 l’estensore dott. Patrizio Gattari è giunto attraverso un esame dell’art. 3, fin da i suoi lavori preparatori.

Il magistrato ha, tra l’altro, esaminato gli orientamenti che si sono avvicendati sul punto nell’ambito della Corte di Cassazione (in particolare la sentenza n. 8940 del 2014) ritenendo come non condivisibile l’opinione secondo cui la norma sia il frutto di una mera “svista” del Legislatore, ovvero che la stessa si preoccupi esclusivamente di escludere – allorché non sussista responsabilità penale – l’irrilevanza della colpa lieve anche in ambito extracontrattuale.

Infatti – chiarisce la pronuncia – una interpretazione di questo tipo non è logicamente condivisibile, in quanto in contrasto con il “diritto vivente”, ove la responsabilità del medico viene ricondotta comunemente a quella da contatto/inadempimento ex art. 1218 c.c. e non a quella extracontrattuale ex art. 2043 c.c.

1.2. La ratio della norma

Il merito maggiore della pronuncia della curia meneghina potrebbe essere ravvisato (sebbene non tutti i primi commentatori siano concordi sul punto) nello sforzo di chiarire (con una ricostruzione per molti versi condivisibile) quale sia stato effettivamente lo spirito che ha condotto alla stesura della Legge.

Ebbene, la sentenza parte dal presupposto che il regime della responsabilità contrattuale del sanitario (anche in assenza di contratto con il paziente) abbia determinato:

– l’esplosione della “medicina difensiva” (con indubitabili riflessi negativi sulla spesa pubblica) come reazione al proliferare delle azioni di responsabilità promosse contro i medici;

– un aumento dei casi in cui è possibile ravvisare una responsabilità civile del sanitario (chiamato direttamente a risarcire il danno se non prova di essere esente da responsabilità ex art. 1218 c.c.);

– il rischio di dovere ristorare danni, anche ingenti, con proporzionale aumento dei premi assicurativi.

1.3. La Legge Balduzzi

Su tale contesto normativo e giurisprudenziale è intervenuta alla fine del 2012 la L. 189 che “ha espressamente inteso contenere la spesa pubblica e arginare il fenomeno della medicina difensiva, sia attraverso una restrizione delle ipotesi di responsabilità medica” (penale) (parziale abolitio criminis degli artt. 589 e 590 del c.p.) “sia attraverso una limitazione dell’entità del danno biologico risarcibile al danneggiato in caso di responsabilità dell’esercente una professione sanitaria” (“… il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”).

2. L’orientamento contrario

Come c’era da aspettarsi la pronuncia in commento ha scatenato diverse reazioni, non tutte pienamente favorevoli all’interpretazione fornita.

Solo per citare la prima, in ordine di tempo, di senso decisamente opposto a quella in commento, ricordiamo la sentenza del Tribunale di Brindisi (18 luglio 2014, est. Antonio Ivan Natali) che riconduce la responsabilità del medico, anche dopo il decreto Balduzzi, a quella contrattuale (“da contatto sociale”).

Si legge nella decisione che se il Legislatore avesse davvero avuto l’intenzione di mutare il modello adottato sin dal 1999 – avrebbe certo inserito nella legge una previsione esplicita che, nel caso di specie, difetta.

3. Conclusioni

Certamente, come si è appena visto, la pronuncia milanese non pone la parola “fine” ai dubbi interpretativi posti dall’ art. 3, ma ha il pregio di tentare una rilettura della norma alla luce della situazione sociale, economica e politica che ne ha favorito la nascita.
Avv. Alessandra Macrì