Cassazione Civile Sez. VI Sentenza n. 41507 del 24/12/2021

 

La Suprema Corte, affrontando un caso di danni causati a terzi durante lavori affidati in appalto in uno stadio, è intervenuta il giorno della Vigilia di Natale 2021 con una Sentenza che illustra con precisione i principi di diritto che regolano questa materia.

 

In particolare la Corte ha stabilito  che, In  caso di danni  subiti  da terzi  nel  corso  dell’esecuzione di un appalto, bisogna  distinguere tra  i  danni  derivanti dall’attività dell’appaltatore e i  danni  derivanti dalla  cosa  oggetto dell’appalto; per i primi  si applica  l’art. 2043  c.c. e ne risponde di  regola esclusivamente l’appaltatore (in  quanto la sua autonomia impedisce di applicare l’art. 2049  c.c. al committente), salvo  il caso in cui il danneggiato provi  una concreta ingerenza del  committente nell’attività stessa  e/o  la violazione di specifici  obblighi di  vigilanza e controllo; per  i secondi  (e  cioè  per  i danni   direttamente  derivanti dalla   cosa  oggetto dell’appalto, anche   se  determinati dalle  modifiche e dagli  interventi su  di essa   posti   in   essere  dall’appaltatore) risponde (anche) il committente ai sensi  dell’art. 2051  c.c.,  in quanto l’appalto e l’autonomia  dell’appaltatore  non escludono  la  permanenza della  qualità di  custode  della  cosa  da parte  del  committente; in tale  ultimo caso, il committente, per  essere  esonerato  dalla sua   responsabilità  nei  confronti  del   terzo   danneggiato,  non può  limitarsi a  provare la  stipulazione dell’appalto, ma  deve fornire la prova  liberatoria richiesta dall’art. 2051 c.c. e, quindi dimostrare che il danno si è verificato  esclusivamente  a causa  del  fatto dell’appaltatore, quale  fatto  del  terzo  che egli non  poteva prevedere e/o  impedire (e fatto  salvo  il suo  diritto di   agire    eventualmente  in   manleva  contro  l’appaltatore).

Questi principi sono stati testualmente enunciati in Cassazione, Sez.  3, Sentenza n. 23442 del 28/09/2018, non massimata e sono conformi, nella sostanza, alla successiva Cassazione, Sez.  3, Sentenza n.  7553 del   17/03/2021.

Ribadisce inoltre la Corte la necessità di distinguere, in ogni caso tra danni derivanti dalla cosa oggetto    dell’appalto e danni derivanti dall’attività dell’appaltatore di esecuzione dell’appalto, essendo insuperabile il dato normativo emergente dalla disposizione di cui all’art. 2051 c.c., la quale, per sua espressa definizione, non   riguarda  i  danni   causati   da  una  condotta  umana,   ma esclusivamente quelli  causati   direttamente da  cose.

 

Nel caso di specie, secondo la ricostruzione del Comune ricorrente, la cosa che aveva causato il danno a terzi era la tettoia della tribuna di un campo sportivo, ritenuta non essere nella custodia del Comune al momento del fatto, essendone stata appaltata la realizzazione ad una società, al fine di installarvi un impianto fotovoltaico. La convenzione tra Ente e Società prevedeva il trasferimento della relativa proprietà al Comune solo al termine dei lavori, dopo il collaudo, pacificamente non intervenuto al momento del sinistro.

 

Inoltre, il danno era stato cagionato certamente e direttamente dalla cosa oggetto dell’appalto, come modificata dall’attività dell’appaltatore con la realizzazione della tettoia di copertura e non dall’attività dell’appaltatore stesso.

 

Spiega la Corte che il Comune, pertanto, per essere esonerato da responsabilità, non avrebbe dovuto semplicemente limitarsi ad allegare e provare l’avvenuta stipulazione dell’appalto, dovendo invece   fornire la prova   liberatoria  del fortuito  richiesta dall’art. 2051  c.c.,  anche  se eventualmente coincidente con l’attività dell’appaltatore, quale  fatto  del terzo costituente causa esclusiva  del danno, che il custode  non poteva prevedere ed impedire.

In altri   termini, l’Ente   ricorrente avrebbe dovuto dimostrare di avere scelto un appaltatore adeguato, di avergli fornito adeguate direttive e di avere esercitato i suoi poteri di controllo e vigilanza sull’attività  dello  stesso, con la necessaria diligenza, di modo che il danno possa ritenersi causato da una condotta dell’appaltatore non prevedibile e/o evitabile.

 

Avv. Marco Perini