IL CASO: Il socio di una s. n. c. chiedeva la liquidazione della quota conseguente al recesso dalla compagine e un sequestro conservativo alla società e agli altri componenti. Nel costituirsi, i convenuti denunciavano con querela di falso le sottoscrizioni delle procure alle liti, impiegate tanto per la citazione introduttiva quanto per il ricorso per sequestro conservativo. L’attore, interpellato sulla volontà di avvalersi dei documenti contestati, dichiarava di non volerlo fare; anche il legale che aveva autenticato le procure dichiarava di non volerle utilizzare.

Il socio – nel costituirsi in giudizio con procura alle liti in favore di altro difensore – oltre a confermare la falsità della firma sulle due procure, dichiarava pure di non voler coltivare le domande formulate e su tale presupposto il Tribunale dichiarava inammissibile la domanda, condannando alle spese di lite l’avvocato che aveva introdotto il giudizio.

La Corte di Appello adita dal falso procuratore rigettava l’impugnazione, proposta per contestare la condanna alle spese, ritenendo che il legale che aveva rinunciato all’utilizzo delle procure, si era trovato ad agire privo di mandato anche senza l’espletamento del procedimento per la querela.

Il legale allora si rivolgeva alla Suprema Corte, per la riforma delle decisioni che lo vedevano soccombente sulle spese, sostenendo che la firma del cliente doveva essere tenuta per autografa “in quanto certificata da pubblico ufficiale”, non essendo stata “giudizialmente accertata l’inesistenza delle procure alle liti”.

Il giudice di legittimità ha invece ritenuto che la proposizione della querela di falso, il preliminare interpello e la declaratoria del sottoscrittore di non avvalersi dell’atto, avevano determinato l’accertamento giudiziale del difetto di rappresentanza nel processo rendendo inutile la prosecuzione del (sub) procedimento instaurato con la querela. La domanda a suo tempo proposta è stata confermata come inammissibile, ma per difetto di rappresentanza tecnica nel processo. Con condanna alle spese del legale anche per tale fase.

OSSERVAZIONI: La Cassazione ha ritenuto accertato giudizialmente il difetto di rappresentanza tecnica nel processo ed ha condannato il legale alle spese di lite, in quanto:

  • la parte aveva dichiarato di non volersi avvalere della sottoscrizione della procura alle liti, nella fase prodromica alla querela di falso;
  • il difensore pure dichiarava di non volersi avvalere del documento per ottenere la verifica nel sub procedimento (forse perché consapevole della non veridicità della firma).

Tale situazione ha determinato la soccombenza del legale sulle spese di lite. Viceversa, a fronte di una contestazione di veridicità della sottoscrizione, il difensore avrebbe dovuto dichiarare di volersi avvalere del procedimento della querela di falso per accertare la veridicità della sottoscrizione.

Solo in tal modo la parte, che fosse stata determinata a voler abbandonare la domanda giudiziale proposta, sarebbe rimasta soccombente sulle spese di lite e per rinunciare di fatto all’azione a tutela del proprio diritto e non già il Suo legale.

È sempre necessaria, quindi, la querela per le contestazioni della veridicità sia della sottoscrizione della procura che dell’autenticazione della firma da parte del legale.

I principali istituti che rilevano nella fattispecie di cui è causa sono: procura alle liti, efficacia privilegiata dell’autentica di firma del difensore, querela di falso.

La procura “ad litem” che è un negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio (vedi Breve guida pratica per non incorrere in una responsabilità professionale nel ricevere una procura alle liti) non era stata sottoscritta dal proprio Cliente e non è chiaro se effettivamente vi fosse stato un mandato sottostante a gestire (in via stragiudiziale e contenziosa) il diritto del socio alla liquidazione della sua quota.

Vero è che la spendita da parte del legale di una procura con sottoscrizione apocrifa, per l’instaurazione di un giudizio non poteva che portare alla sua diretta soccombenza nelle spese di lite, anche se l’interesse fatto valere era quello del suo Cliente.

E ciò a prescindere dalla presenza o meno di un contratto di patrocinio legale.

Avv. Michele Sprovieri