Tribunale di Catanzaro, ordinanza 16 aprile 2013

“Incorre in decadenza il lavoratore che impugni il licenziamento con atto del terzo, qualora questi sia privo di procura ‘riferibile’ al compimento di un atto stragiudiziale; intendendosi per tale quella idonea a conferire certezza circa la provenienza dalla parte del potere di rappresentanza e a dar, quindi, luogo ad una presunzione di riferibilità”.

Il caso

Il datore di lavoro procedeva ad intimare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a mezzo raccomandata, ricevuta il 29/08/2012.

Il lavoratore impugnava il licenziamento in via stragiudiziale con atto scritto del difensore munito di sola procura alle liti, asseritamente in calce ma invero spillata all’atto e datata 23.10.2012.

Seguiva l’impugnazione giudiziale del 20.3.2013.

Il datore di lavoro eccepiva in giudizio la decadenza – poiché l’impugnazione stragiudiziale del recesso era intervenuta oltre il termine legale di sessanta giorni – per un duplice motivo: decorrenza del termine dal giorno di rilascio dell’avviso di consegna e la non riferibilità della procura apposta all’impugnativa al compimento di attività stragiudiziale.

L’ordinanza

Con ordinanza il Tribunale del lavoro di Catanzaro respingeva la prima eccezione di parte datoriale per difetto di prova, ma accoglieva la seconda, ostante alla disamina del merito, e dichiarava per l’effetto inammissibile il ricorso.

Inefficace l’impugnazione stragiudizialedel licenziameno

Nel caso di specie, in particolare, il giudice del lavoro ha ritenuto inefficace l’impugnazione stragiudiziale del licenziamento effettuata da un difensore munito di una mera procura ad lites, rilasciata “nel presente giudizio” e spillata alla impugnativa.

Secondo la ricostruzione operata dall’interprete, infatti, l’impugnazione di cui all’art. 6, Legge n. 604/1966 può sì essere validamente compiuta dal terzo – sulla base dei principi della rappresentanza volontaria – ma questi deve essere un rappresentante con procura scritta avente data certa e riferibile (Cass., Sez. Lav., Sentenza n. 15888 del 20/09/2012).

La necessità di una procura scritta perché il terzo possa contestare in via stragiudiziale il licenziamento – contrastata da parte della dottrina, propensa a riconoscere nell’impugnativa un atto giuridico in senso stretto[1] – dipende dalla configurazione del rimedio di cui all’art. 6 della Legge n. 604/1966 come un atto cui trovano applicazione ex art. 1324 c.c., le norme sulla rappresentanza negoziale (art. 1387 c.c. ss.) in quanto compatibili con la ratio dell’impugnativa stessa.

Contenuti della procura

Tuttavia la procura, oltre a dover assumere la stessa forma dell’atto cui accede ai sensi dell’art. 1392 c.c. (nella specie l’atto scritto con cui il lavoratore porta a conoscenza del datore la propria volontà oppositoria), deve anche avere determinati contenuti che ne garantiscano la riconoscibilità.

Non è sufficiente, secondo il Tribunale, una procura rilasciata al difensore “nel presente giudizio”, poiché l’atto scritto cui la procura accede non risulterebbe “idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore”, mancando il conferimento exspressis verbis all’avvocato del potere di rappresentanza per l’atto stragiudiziale.

Detta formula, infatti, è priva di qualsiasi “riferimento a tale atto ( id est l’impugnazione) o  al rapporto di lavoro cui esso inerisce” di talché è irrimediabilmente difettosa la rappresentanza.

La pronuncia in commento, attraverso una interpretazione formalistica, finisce quindi per equiparare l’impugnazione stragiudiziale – compiuta da un difensore munito di una procura solo per il processo – all’atto compiuto dal rappresentante al di fuori dei limiti di cui all’art. 1388 c.c. ovvero privo di procura scritta.

Ciò in quanto la mancanza di un espresso conferimento del potere di impugnare il licenziamento non consentirebbe di riferire quell’atto alla volontà del lavoratore che deve trovare corpo nella procura scritta.

Proprio ponendo attenzione al risultato che la parte-lavoratore si propone di conseguire – id est interrompere la decadenza – il difensore cui fosse preclusa l’impugnazione stragiudiziale sarebbe parimenti impossibilitato a proseguire l’incarico già conferito in un tempo anteriore.

Da ciò consegue il sommesso auspicio di riconsiderare impostazioni formalistiche, ed includere, per gli effetti, l’adempimento prodromico dell’impugnazione stragiudiziale tra i poteri che l’avvocato, già procuratore alle liti, può esplicare “nel presente giudizio” (sic nella procura stessa); ma, nel frattempo, anche un avvertimento: avvocati, guardatevi dalle insidie degli atti stragiudiziali!

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[1] E. Gragnoli, Nuovi profili dell’impugnazione del licenziamento, in Arg. dir. lav.,2011, 1, I, 39