Le Sentenze nn. 12564, 12565 e 12566 del 2018, hanno riconosciuto la diversità del titolo a percepire le somme da risarcimento del danno e indennizzo, ma ne hanno ammesso la cumulabilità in un solo caso, in cui i contributi (pensionistici) erano destinati alla soddisfazione di una differente tutela (sostentamento del congiunto del lavoratore defunto).

 

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite è recentemente intervenuta, con tre pronunce, a dirimere il contrasto giurisprudenziale venutosi a creare sui criteri da seguire nel caso in cui la vittima – in conseguenza di fatto illecito – in sede di liquidazione del danno oltre al risarcimento abbia la possibilità di riscuotere indennizzi o rendite da enti di previdenza o assicurazioni private.

La Sentenza n. 12564/2018, ha stabilito che, dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall’Inps al superstite, in conseguenza della morte del congiunto. Ciò perché quest’ultima non è parte integrante del risarcimento del danno, avendo diverso titolo e diversa finalità; non rimuove le conseguenze negative provocate dal terzo sul patrimonio del danneggiato ma tutela il sostentamento dei congiunti del defunto perché deriva dai contributi versati. Con altra pronuncia, la n. 12566/2018, è stato ritenuto detraibile l’importo della rendita per inabilità permanente erogata dall’INAIL dall’ammontare del risarcimento dovuto dal responsabile infortunio in itinere occorso al lavoratore. Pur sussistendo il diverso titolo, le S.U. hanno ritenuto che la tutela sociale abbia la medesima finalità della responsabilità civile del terzo: soddisfare la perdita subìta a causa dell’infortunio. La possibilità per l’assicuratore sociale di surrogarsi, ex art. 1916 c.c., nei diritti dell’assicurato e di chiedere la restituzione di alcune voci di quanto versato al responsabile conferma la non cumulabilità. In questo caso, quindi, il danneggiato potrà ottenere solo la differenza tra l’indennizzo percepito ed il valore del danno subìto.  Anche la Sentenza n. 12565/2018, tiene fermo il criterio da ultimo esposto e riguarda fatti purtroppo noti alla cronaca. Una Compagnia aerea, all’esito di una sciagura avvenuta per motivi ancora poco chiari in cui persero la vita numerosi passeggeri, tra le voci di danno richieste, aveva inserito quanto dovuto per la distruzione dell’aeromobile; nel corso della CTU ne era stato individuato il valore, ma l’indennizzo assicurativo in precedenza incassato era risultato di gran lunga superiore. Le Sezioni Unite hanno confermato la decisione di secondo grado che aveva escluso il cumulo tra indennizzo e risarcimento in quanto con l’indennizzo avvenuto, il danno non doveva più considerarsi esistente, anche se la surroga ex art. 1916 c.c. non era stata esercitata. Anche in questo caso nonostante i titoli fossero diversi, avevano medesima finalità cioè il risarcimento del danno provocato dal terzo. Nel caso in specie poi, il risarcimento del danno era stato ampiamente soddisfatto dal pagamento di un indennizzo superiore per valore quasi del doppio.

L’applicazione da parte della Cassazione di tale principio alle assicurazioni private dei danni, con la considerazione che il premio pagato dal danneggiato a tutela del proprio bene avrebbe la conseguenza di trasferire il rischio della perdita sulla Compagnia e l’effetto – in caso di diritto all’indennizzo e al risarcimento – di possibile perdita di una delle due somme, potrebbe portare in altri casi ad iniqui risultati.

Ad esempio, il danneggiato che abbia preventivamente incassato un indennizzo superiore al risarcimento per la perdita di un bene non potrà avere il cumulo, ma solo – in caso di importo inferiore – possibilità di chiedere il differenziale al terzo responsabile. L’assicuratore, da parte sua, avrà diritto di agire in surroga ex art. 1916 c.c. nei limiti di quanto pagato. Invece, in caso di risarcimento avvenuto prima dell’indennizzo (superiore o inferiore), nulla sarebbe dovuto e nonostante i premi versati in quanto – come detto – tali pagamenti sono “in sinallagma con il trasferimento del rischio” sull’assicuratore della solvibilità del terzo responsabile.  In ultimo, il danneggiato con propria assicurazione privata, in caso di danno già risarcito avrebbe lo stesso trattamento di chi ne fosse privo, nonostante il versamento dei premi.

Il mercato assicurativo, da parte sua, temendo sia la contrazione delle polizze assicurative private contro i danni per l’applicazione del principio, sia l’aumento dei costi di gestione per l’esercizio del diritto della surroga nei confronti del responsabile, di fatto, ha ignorato le pronunce con tale contenuto, rinunciando contrattualmente al diritto di surroga e applicando la regola del cumulo.