Con la pronuncia della XIII Sezione civile –13 Febbraio 2013 – n. 3413/2013 in commento, emessa al termine di un giudizio che verteva sui postumi riportati da una donna a seguito di un intervento di isterosuzione, il Tribunale di Roma ha liquidato all’attrice (di 34 anni) il danno biologico, quantificato nella misura del 22% e, in accordo con il dettato della pronuncia delle Sezioni Unite n.26972/2008, ha proceduto alla personalizzazione del danno nella misura del 30% per ristorare la violazione degli interessi di valore costituzionale, “tenuto conto che l’attrice deve convivere con dei postumi che consistono anche nella perdita anticipata della capacità di procreare”. Il risarcimento ammonta dunque ad €76.434,72.
La particolarità della sentenza in oggetto è data dalla specifica attenzione che il Giudice ha posto sulla tematica delle Tabelle da applicare per la quantificazione del danno non patrimoniale. In particolare il Giudice, Dott. Parziale (attuale responsabile dell’aggiornamento delle tabelle del Tribunale di Roma), provvede a spiegare dettagliatamente i motivi per cui ritiene di discostarsi dalla sentenza n. 12408/2011 con cui la Cassazione definiva quelle di Milano “le più idonee ad essere assunte quale criterio generale di valutazione”.
Sotto il profilo pratico e di confronto, si ricorda che vi è una differenza di metodo tra le Tabelle di Roma e di Milano, di tal che l’utilizzo di queste ultime avrebbe portato a liquidare il danno in misura decisamente maggiore.
Ebbene, nella propria decisione il Giudicante ha ritenuto che i criteri di funzionalità inversa adottati a Milano (in cui, si ricorda, per un pregiudizio fino al 33% è prevista una personalizzazione del danno biologico fino al 50%, mentre per un pregiudizio che vada dal 34% al 100% è prevista una personalizzazione massima del 25%) appaiano di difficile conciliazione con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.
Anche la valutazione di una misura variabile della indennità per la incapacità temporanea induce perplessità dal momento che, si dice, il criterio di adeguamento è già contenuto nella possibilità di personalizzare il danno biologico.
Il Tribunale si spinge poi oltre, evidenziando come in materia appaia “vitale” l’introduzione di una norma legislativa primaria che stabilisca a livello nazionale la misura del risarcimento, come del resto già avvenuto in materia di RC Auto, perché solo in questo modo si potrebbe garantire la effettiva parità di trattamento auspicata dalla stessa Corte di Cassazione.
A questo punto, in attesa dell’eventuale intervento del legislatore, così come suggerito dal Tribunale di Roma, non resta che vedere se la Suprema Corte lascerà che la sua preferenza circa l’applicazione delle tabelle di Milano si consolidi definitivamente.

Avv. Federica Dell’Isola