Il notaio è tenuto ad accertarsi della capacità dei contraenti e, se non persuaso con riferimento ad uno di loro, deve rifiutare la stipula (Trib. Firenze 19.6.2017 n. 2167)

In occasione del primo incontro per la stipula di un contratto preliminare (già esisteva una proposta accettata) era stato chiesto al promittente venditore di munirsi di un certificato medico da cui risultasse la propria capacità naturale. Il giorno fissato fu consegnata al notaio – in busta chiusa – una certificazione secondo cui: ‘nei periodi in cui osserva i corretti comportamenti di vita ed assume le terapie previste è vigile, orientato e capace di decidere coscientemente in ordine ai propri interessi’.
Il notaio (tra le parti è rimasto contestato quale parte della attestazione medica fosse stata letta) avvertì che non riteneva di poter procedere e si offrì di redigere una scrittura risolutiva degli impegni. Cosa che avvenne, nonostante il parere telefonico dell’avvocato dell’interessato  che – invece – consigliava di stipulare altrove. Il promittente venditore dopo un po’ di tempo passò a ritirare il certificato, non conosciuto per intero, e – ritenendo venisse confermata la sua piena capacità – chiese il risarcimento del danno, avendo poi potuto stipulare, con altro notaio, ma a un prezzo  inferiore.
Il Tribunale ha valutato come primo controllo da fare proprio quello sulla capacità dei contraenti e tratto dal tenore letterale della attestazione del medico la legittimità del dubbio (ci troviamo o no in uno di quei ‘periodi’?) sorto in capo al notaio, tanto da spingerlo a non stipulare.
Da segnalare sono: – sia la espressa affermazione di come il giudizio non possa che essere discrezionale (idem per la scelta di quale parte del certificato leggere, ferma restando la necessaria comunicazione all’acquirente delle ragioni della mancata stipula, pur se non trasfuse nella scrittura risolutiva); – sia l’effetto che se ne trae in ordine al ‘danno’: iure datum, quindi da non risarcire, ma paragonabile al pregiudizio che l’interessato deve tollerare in quanto
persona soggetta all’ordinamento; sia – infine – la irrilevanza del dato secondo cui  altro professionista a distanza di tempo abbia ritenuto di stipulare.