1- IL CASO

Le SS.UU. sono state chiamate a dirimere il contrasto giurisprudenziale formatosi su quali siano gli effetti della caducazione del titolo esecutivo del creditore procedente sul processo esecutivo, in presenza di pignoramenti riuniti e di interventi titolati.

2. GLI ORIENTAMENTI CONTRAPPOSTI

Sulla questione si sono contrapposte due teorie:
A) La prima (Cass. n. 3531/09) fonda le sue premesse sull’art. 493 c.p.c., e privilegia la posizione del creditore procedente rispetto a quelli intervenuti, anche se titolati. Si è sostenuto che quelli muniti di titolo esecutivo hanno la facoltà di scelta tra l’intervento nel processo già instaurato per iniziativa di altro creditore e l’effettuazione di un nuovo pignoramento del medesimo bene. Solo in quest’ultimo caso le vicende che riguardano il titolo del creditore procedente sono ininfluenti sui pignoramenti successivi. Infatti, secondo tale teoria, ognuno ha effetto indipendente sia da quello che lo ha preceduto, sia da quello di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento; sicchè la caducazione del pignoramento iniziale del creditore procedente travolge ogni intervento, titolato o meno, qualora non sia stato “integrato” da pignoramenti successivi.
B) La seconda tesi (Cass. n. 427/78), sostiene invece l’insensibilità del processo esecutivo individuale, cui partecipino più creditori concorrenti, alle vicende relative al titolo invocato dal procedente (anche in mancanza di pignoramento successivo o ulteriore poi riunito) purché il titolo esecutivo azionato da almeno un altro di loro abbia mantenuto integra la sua efficacia per tutta la durata del processo esecutivo.

3. LA DECISIONE DELLE SEZIONI UNITE

Con la sentenza in commento le SS.UU. hanno aderito alla seconda tesi perché maggiormente aderente ai principi espressi dal nostro ordinamento. A partire dall’art. 2741 c.c., che fissa il principio della par condicio creditorum e rifiuta il riconoscimento del diritto “di priorità” al creditore procedente; passando per l’art. 500 c.p.c., che prevede il potere dell’intervenuto titolato di compiere i singoli atti di esecuzione; per terminare con l’art. 629 c.p.c., che esige anche il consenso del creditore intervenuto per estinguere il processo per rinuncia delle parti.
L’adesione al secondo orientamento richiede, però, alcune necessarie precisazioni.
In primo luogo la caducazione del titolo che ha fondato il pignoramento non si deve verificare prima che sia compiuto un valido intervento. In tal caso il pignoramento diviene invalido e rende illegittima l’azione esecutiva fino a quel momento esercitata.
In secondo luogo il principio della equiparazione tra creditore pignorante e creditore interveniente è da intendersi riferito all’ipotesi di sopravvenuta invalidità del titolo esecutivo derivata dalla c.d. caducazione (esempio riforma sentenza), e non già a quelle di invalidità originaria del pignoramento, di difetto ab origine di titolo esecutivo, di vizi intrinseci all’atto o per mancanza dei presupposti processuali dell’azione esecutiva.
Quanto a questi ultimi, indiscutibile è l’invalidità di tutti gli atti esecutivi posti in essere a seguito di pignoramento invalido: – per vizi dell’atto in sé; – o per vizi degli atti prodromici (ove non sanati o non sanabili per mancata tempestiva opposizione); – oppure per impignorabilità dei beni; – od, ancora, per lesione dei diritti dei terzi fatti valere ex art. 619 c.p.c.; – o, infine, per vizio genetico del titolo (non rientrante nella casistica ex art. 474 c.p.c. dei titoli esecutivi). Sicché, venendo meno l’atto iniziale del processo esecutivo, viene travolto quest’ ultimo, con gli interventi, titolati e non, in esso spiegati.
La decisione delle SS.UU. produce come effetto immediato, soprattutto nei pignoramenti immobiliari, un più agevole e meno oneroso accesso alla giustizia esecutiva per la tutela e la realizzazione  del credito. Infatti, effettuate tutte le opportune valutazioni sul titolo del creditore procedente, qualora non vi siano cause di caducazione o vizi dell’atto in sé non sanabili, il creditore munito di titolo esecutivo spiegherà senz’altro intervento nella procedura da altri intrapresa; evitando così di procedere al pignoramento autonomo, che richiederebbe molteplici formalità e maggiori costi (si pensi, a titolo di esempio, ai costi di notifica, trascrizione e iscrizione a ruolo del pignoramento, nonché a tutti quelli per acquisire la certificazione notarile ventennale).