Dati incoraggianti per il mercato agroalimentare Made in Italy, sono emersi dal Food Liability Workshop, organizzato da Isjam a Milano.
All’evento dedicato al mercato agroalimentare Made in Italy e Assicurazioni, ha partecipato per lo Studio Legale FGA Ferraro Giove Associati, l’Avv, Michele Sprovieri, per il 2017 è stato infatti registrato un record di volumi con un fatturato di circa 137 miliardi di euro (+ 3,8% rispetto al 2016).
Motori del trend, l’aumento della domanda di Paesi emergenti (specie in Asia) sempre piú attenti a ciò viene messo in tavola in forza di un maggiore potere di acquisto, ma anche il diffondersi di politiche “food safety oriented” che puntano su qualitá delle materie prime, produzione affidabile e su un sicuro sistema di filiera.
L’export agroalimentare italiano è letteralmente volato in questi ultimi anni, superando la soglia dei 41 miliardi di euro nel 2017 (+6,8% sull’anno precedente), con performace molto positive verso il Giappone (+42,3%) e verso la Russia (+24,6%) e gli Stati Uniti.
Il comparto Assicurativo che opera nel settore si trova quindi a gestire nuove sfide, anche in contesti geograficamente impensabili fino a qualche anno fa.
E’ proprio la profilazione di questi nuovi scenari ad imporre una riflessione sui nuovi rischi da prendere in considerazione per poter definire prodotti assicurativi che siano in reale allineamento con le esigenze del comparto, volano estremamente importante per la nostra economia ( 11%).
Quest’ultimo aspetto, infatti, ha un peso notevole per gli operatori del mercato di riferimento che, é stato sottolineato più volte, troppo spesso si rivelano incapaci di pensare preordinatamente ai rischi potenziali sia di produzione (responsabilità da prodotto e tampering) che di esportazione. Manca, indubbiamente, nel settore dell’agroalimentare italiano una cultura della “prevenzione del rischio”: ogni anno molte imprese scoprono di aver assunto coperture assicurative inadeguate che, in caso di sinistro grave o addirittura catastrofale, non garantiranno alcun risarcimento, ma contribuiranno invece a segnare un’irreversibile corsa verso il fallimento.
A seguito dell’interessante dibattito sul punto, viene da chiedersi quanto sará veloce in Italia l’adozione delle risorse tecnologiche di nuova generazione, quale é ad esempio la Blockchain, che già in molti Paesi ha trovato impieghi diversi dalle transazioni finanziarie nella supply chain e si sta rivelando un’innovativa risposta per i piccoli e grandi produttori in merito a certificazione e tracciabilità dei prodotti, con un sensibile abbattimento di costi e di rischi. Al momento solo alcuni grandi operatori del “made in Italy” più tradizionale, hanno avviato progetti pilota per sfruttare i benefici del sistema Blockchain, in termini di certificazione della filiera di produzione e delle materie prime per poter evitare contraffazioni e rischi di qualità, ma il cambio di passo per l’intero settore sarà decisivo solo quando si arriverà ad un impiego della tecnologia più massivo e condiviso.
Importante, pertanto, che i produttori Italiani si rendano più consapevoli sia delle opportunità trasversali che il progresso tecnologico oggi offre, sia della necessità di pensare alla consulenza mirata per la prevenzione del rischio, entrambi fattori che sinergicamente permetteranno di sollevare le sorti di molte aziende che ci rappresentano nel mondo con prodotti di eccellenza Made in Italy.