Nel panorama attuale, sempre più interconnesso e digitalizzato, la gestione dell’identità personale rappresenta una delle principali vulnerabilità per cittadini, imprese e professionisti. Il furto di identità non è più una minaccia isolata o circoscritta ad ambienti ad alto rischio: i nostri dati sono sempre più custoditi on line da istituzioni e società private e 24 ore su 24 esiste il rischio che a questi dati accedano malintenzionati che intendono utilizzarli per finalità criminose. Se da un lato, quindi, l’espansione degli strumenti digitali ha portato sicuramente benefici evidenti, dall’altro ha ampliato il perimetro esposto a comportamenti illeciti.
Gli strumenti utilizzati dai soggetti malintenzionati sono sempre più sofisticati: si va dal riutilizzo di credenziali trafugate, alla manipolazione di documenti, fino all’utilizzo di generalità appartenenti a soggetti ignari. I danni non sono solo economici: la vittima può ritrovarsi coinvolta in situazioni debitorie ingiustificate, arrivare a perdere la casa o ritrovarsi implicata in procedimenti penali per fatti che non ha mai commesso.
La Relazione 2024 sull’attuazione del sistema SCIPAFI
In questo quadro assume particolare rilievo il documento trasmesso al Parlamento dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, ai sensi dell’art. 30-ter del D.lgs. 13 agosto 2010, n. 141. Si tratta della Relazione annuale sull’attività di prevenzione delle frodi nel settore del credito al consumo e dei pagamenti dilazionati o differiti, con specifico riferimento al furto d’identità, riferita all’anno 2024.
L’art. 30-ter ha introdotto, nell’ordinamento italiano, un sistema pubblico volto a prevenire in via amministrativa le frodi legate alla contraffazione o indebita utilizzazione dei dati identificativi e reddituali nei procedimenti di accesso al credito. Il sistema, noto con l’acronimo SCIPAFI, si basa su un Archivio centrale informatizzato che consente agli operatori aderenti – istituti bancari, intermediari finanziari, assicurazioni, gestori di identità digitale, ecc. – di effettuare una verifica formale sull’autenticità dei dati forniti dai soggetti richiedenti.
Il meccanismo di funzionamento è relativamente semplice, ma tecnicamente strutturato: i dati vengono incrociati con quelli contenuti in banche dati pubbliche (Agenzia delle Entrate, INPS, ANPR, Ministero dell’Interno, ecc.) e restituiscono un riscontro in tempo reale. L’obiettivo non è accertare la legittimità sostanziale delle richieste di credito o di altri servizi, ma verificare la correttezza formale e l’autenticità dei dati identificativi e reddituali forniti, al fine di individuare tempestivamente eventuali anomalie che possano costituire indicatori di rischio di frode, in particolare connessi al furto d’identità.
Un sistema in crescita: numeri, limiti e prospettive
Secondo i dati riportati nella Relazione, nel 2024 sono state effettuate circa 36,9 milioni di interrogazioni da parte degli aderenti, con una crescita significativa (36%) rispetto all’anno precedente. Le categorie più attive sono state le banche, i gestori di identità digitale e le compagnie assicurative. Questa progressione dimostra un utilizzo crescente del sistema da parte degli operatori, che evidentemente lo considerano uno strumento utile nella fase di acquisizione e verifica della clientela.
Va tuttavia rilevato, con la necessaria cautela interpretativa, che le anomalie effettivamente riscontrate rappresentano una quota percentualmente contenuta rispetto al volume complessivo delle verifiche effettuate. Le incongruenze emerse – quali codici fiscali inesistenti (0,64%), documenti denunciati come smarriti o rubati (0,98%) e nominativi riferiti a soggetti deceduti (0,21%) – si attestano ciascuna su valori inferiori all’1% del totale dei dati sottoposti a controllo.
Tale dato non deve indurre a ritenere il sistema inefficace; al contrario, evidenzia l’efficacia dello strumento nella sua funzione primaria di prevenzione silenziosa, ovvero nella capacità di individuare e bloccare, già in fase preliminare, situazioni potenzialmente fraudolente che, se non intercettate, potrebbero generare conseguenze economiche e giuridiche di rilievo. In questo senso, il valore aggiunto di SCIPAFI non si misura soltanto nelle frodi effettivamente sventate, ma anche nella sua capacità di scoraggiare condotte illecite mediante un sistema strutturato e formalizzato di verifica preventiva.
Quello che è certo, infatti, è che nel 2024 SCIPAFI ha contribuito a identificare diverse decine di migliaia di situazioni di rischio frode.
Un sistema che si autosostiene: sostenibilità economica dello SCIPAFI
Oltre ai risvolti operativi e normativi, un aspetto significativo della Relazione 2024 è rappresentato dalla piena sostenibilità economico-finanziaria del Sistema SCIPAFI. L’intero impianto funziona grazie ai contributi versati dagli aderenti, senza gravare sul bilancio pubblico. Nell’esercizio 2023, le entrate hanno superato i 5,8 milioni di euro, a fronte di circa 3 milioni di spese, con un avanzo netto superiore a 2,9 milioni. Complessivamente, nei primi dieci anni di operatività il sistema ha generato un surplus di oltre 7 milioni di euro. Questo risultato certifica l’efficienza del modello, confermando come una corretta cooperazione tra pubblico e privato possa produrre soluzioni efficaci, scalabili e sostenibili anche nel delicato ambito della cybersecurity e della prevenzione delle frodi identitarie
Verso una fase evolutiva: regolamento, interoperabilità e identità digitale
La Relazione 2024 segnala che il Ministero sta lavorando a una revisione del regolamento attuativo, con l’obiettivo di rendere il sistema più flessibile e aderente ai mutamenti normativi (in particolare in materia di protezione dei dati e antiriciclaggio). Tra le novità annunciate:
- Riduzione dei costi di adesione per gli operatori
- Implementazione di un modulo informatico di allerta, che consenta la segnalazione di frodi tentate o consumate
- Maggiore interoperabilità con le nuove infrastrutture pubbliche, come il portafoglio digitale nazionale (IT-Wallet)
In quest’ottica, SCIPAFI potrebbe diventare una componente fondamentale anche nel progetto europeo dell’Identità Digitale (EUDIW), contribuendo a garantire l’integrità dei processi di identificazione elettronica su scala nazionale e sovranazionale.
Uno strumento da valorizzare e forse da estendere
La Relazione al Parlamento conferma quindi che il sistema SCIPAFI funziona, è utilizzato, produce risultati e soprattutto si autofinanzia. È un esempio raro di prevenzione pubblica ben strutturata, cooperazione interistituzionale e coinvolgimento del settore privato.
Tuttavia, il crescente ricorso all’identità digitale nei contesti più disparati – dal settore pubblico all’e-commerce e alla sanità, dal leasing immobiliare al noleggio veicoli – suggerisce che forse sarebbe opportuno valutare un’estensione del perimetro applicativo del sistema, anche oltre il credito al consumo. La vulnerabilità delle identità personali in rete non è confinata a un solo settore, ma permea ogni ambito in cui l’identificazione costituisce condizione di legittimazione contrattuale.