La Dottrina più avvertita da tempo rileva come la teorica instabilità degli atti a titolo gratuito costituisca un evidente ostacolo alla circolazione dei diritti immobiliari; ormai da considerare anche poco congrua atteso il rilievo che debbono (dovrebbero) avere tutte le manifestazioni di autonomia anche in ottica solidaristica.
Il legislatore è intervenuto nel 2005, nel tentativo – forse poco riuscito, considerato che gli effetti si produrranno dal 2025 – di allentare il legame troppo stretto con la tutela dei legittimari, però sempre considerata in qualche modo irrinunciabile se non con il decorso di termini che restano molto lunghi (ed addirittura prorogabili, si pensi alla opposizione trascritta e rinnovata).
La conseguenza, ancora oggi, è che il donatario difficilmente può accedere a un mutuo (anche se figlio unico); altrettanto per chi intendesse da lui acquisire quello stesso bene, proprio per i teorici rischi connessi alle possibili future azioni di riduzione – restituzione.
E’ singolare che un rimedio sia stato trovato con una forma di assicurazione appena proposta anche sul mercato italiano, sulla scia di analoghe tutele esistenti nei paesi di common law (ove, visto il diverso sistema, si ‘garantisce’ il titolo).
Le problematiche poste dalla normativa in vigore non possono essere superate, ma la protezione offerta (possono essere garantite le Banche, anche a distanza di molto tempo dalla stipula, ma si può ‘assicurare la donazione’ sub specie di eventuale perdita economica contestualmente all’atto pubblico) certamente comporteranno la più agevole circolazione dei beni con tale provenienza; quasi ‘come se’ si trattasse – anziché di un acquisto a titolo gratuito – di una ordinaria compravendita.