Condanna aggravata per assenza in mediazione ex art.96 cpc. Nota a Tribunale di Roma 25 Maggio 2020

Condanna aggravata per assenza in mediazione ex art.96 cpc. Nota a Tribunale di Roma 25 Maggio 2020

Il Tribunale di Roma, con Sentenza del 25 Maggio 2020, ha sanzionato con condanna aggravata per assenza in mediazione demandata un ente pubblico ex art.96 terzo comma cpc.; ha pure inviato gli atti alla Procura della Corte dei Conti per la valutazione dei danni erariali.

1. I fatti di causa.

Le acque piovane  avevano invaso i locali di una officina durante un forte temporale. Venivano danneggiate le attrezzature, i veicoli presenti e l’archivio cartaceo.  La causa dei danni veniva ricondotta alla mancanza di idrovore e della insufficiente pulizia dei tombini.

1.1 Il giudizio

La società che gestiva l’officina conveniva il Comune di Roma per vedere riconosciuta la sua responsabilità. L’Ente pubblico resisteva alla richiesta, evidenziando che l’intensità temporale era tale da rappresentare un caso fortuito esimente di responsabilità.

1.2 L’esito dell’istruttoria e la mediazione demandata

La consulenza tecnica evidenziava le prevalenti inadempienze dell’Ente che avevano aggravato le conseguenze del temporale; per questo il Giudice emetteva un provvedimento di invio in mediazione per il raggiungimento di un accordo tra le parti. Il danneggiato accettava la proposta del giudice e l’indicazione dei valori entro i quali trattare il risarcimento, mentre il Comune di Roma non si presentava all’incontro.

1.3  La decisione

Il Tribunale ha condannato il Comune di Roma al risarcimento del danno (ridotto del 20% per la componente del caso fortuito) con condanna aggravata per assenza in mediazione dell’ente ex art.96 cpc. per la condotta processuale tenuta con la condanna alle spese di lite, al versamento all’erario di somma pari al C.U. ex art.8 D.lvo n. 28/10.

2. I motivi a fondamento della decisione:

Il Giudice ha rilevato che non partecipando alla mediazione, l’Ente ha disatteso l’utilizzo dello strumento conciliativo demandato. Non valeva come giustificazione il timore di incorrere in danno erariale, anzi determinando un inutile prolungamento della causa.

2.a L’assenza alla mediazione come elemento di prova della responsabilità

Il Tribunale ha esaminato le tesi sulla possibilità di attribuire rilevanza esclusiva alla condotta processuale sull’accertamento di responsabilità. Di regola, come pure in questo caso, tale valutazione integra elementi di giudizio già presenti. Tuttavia, una rilevanza esclusiva sarebbe possibile se tale valutazione venisse espressa nell’ambito del libero convincimento e secondo prudenza.

2.b La condanna aggravata per l’assenza in mediazione.

Il Tribunale ha sanzionato la condotta processuale del Comune di Roma, con condanna aggravata per l’assenza in mediazione al relativo risarcimento, in quanto:

  • Il D.lvo n. 28/10 istitutivo della mediazione, prevede la valutazione della condotta ex art.116 cpc e la condanna al pagamento di somma pari al contributo unificato dovuto per il giudizio;
  • A tale sanzione può aggiungersi l’ulteriore sanzione prevista dall’art 96 comma III cpc.; tale norma è generale e può essere applicata, anche se non espressamente prevista nella legge sulla mediazione.

A rafforzare la tesi dell’applicabilità della doppia sanzione, le ulteriori considerazioni, sul caso in specie:

  •  la mediazione demandata dal Giudice è stata frutto di valutazione ponderata all’esito dell’istruttoria;
  • la sanzione non è derivata in automatico, ma è scaturita da valutazione dell’atteggiamento processuale di sfavore verso l’istituto deflattivo di contenzioso;
  • la partecipazione era doverosa, proprio perchè demandata all’interno di una causa già pendente; ciò ha giustificato una sanzione corrispondente alla condotta complessiva nel processo, invece che alla sola mediazione;
  • per rendere efficace lo strumento della mediazione obbligatoria, il legislatore ha previsto che la mancata attivazione determina la improcedibilità della domanda; è pertanto coerente con il sistema che la mancata partecipazione a quella demandata, determini anche la condanna per responsabilità aggravata ex art.96 comma III cpc.

2.c La determinazione del risarcimento

Il Tribunale precisa che nella condanna al pagamento di una somma per responsabilità aggravata non necessita prova del danno, la sua determinazione avviene secondo equità ma nel parametro della ragionevolezza. Nel caso in specie l’Ente ebbe a mantenere una condotta processuale ostinata e resistente non ottemperando all’invito del Giudice e da ciò discende la specifica condanna al pagamento del triplo delle spese di soccombenza. Il rischio di condanna alle spese di soccombenza, evidentemente non ha dissuaso il Comune di Roma dal tenere la condotta processuale contraria alle esigenze deflattive della giustizia.

2.d  La trasmissione agli atti alla Corte dei Conti

Il Giudice espressamente motiva la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti per la individuazione di un possibile danno erariale:

  • perchè la condanna ex art.96 co III° cpc costituisca un efficace deterrente ed una sanzione significativa ed avvertibile per un’amministrazione pubblica,
  • per sensibilizzare il funzionario responsabile e il titolare del rapporto organico.

3. Considerazioni finali

Il Tribunale di Roma, nella decisione di condannare la Pubblica Amministrazione al risarcimento del danno (nella misura dell’80% della sorte) e alle spese di soccombenza, ha comminato:

  • sanzione ex art.8 comma IV del  D.lvo n. 28/10 (somma corrispondente al contributo unico):
  • risarcimento ex art. 96 comma III cpc. per la condotta processuale tenuta.
  • trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti, per la valutazione del danno erariale.

Le argomentazioni a sostegno della decisione fanno tutte riferimento ai fondamenti normativi su cui si basa il dispositivo. In un precedente del Tribunale di Roma in argomento, era già stata esaminata in precedenza una situazione similare.

Il criterio della ragionevolezza nella determinazione della condanna, sembra però disatteso: spese e sanzioni sono superiori alla metà della sorte liquidata, rispetto ad una fattispecie dal danno limitato e dalla compresenza di un caso fortuito di difficile individuazione nella percentuale di concorrenza.

E’ vero che la mediazione è stata demandata a istruttoria ormai conclusa, così che poco sarebbe bastato alle parti per un accordo transattivo. Ma è altrettanto vero che la decisione era ormai matura e che poco sarebbe bastato al Giudice per la stesura della Sentenza. La sanzione comminata, per il disfavore dell’Ente Pubblico verso la mediazione appare, quindi, sproporzionata.

Il Tribunale sembra non tenere conto delle funzioni pubbliche del destinatario e soprattutto delle conseguenze economiche che potrebbero scaturire per le casse, nel trasmettere gli atti alla Procura della Corte dei Conti, come efficace deterrente e sanzione significativa avvertibile. Una linea come quella adottata dal Tribunale di Roma certamente scardina il malcostume di demandare sempre al Giudice Ordinario il riconoscimento di risarcimenti dovuti a terzi, per evitare il vaglio del Giudice della contabilità pubblica. Ma così c’è il rischio che l’amministratore dell’Ente Pubblico sia esposto sempre e comunque a tale rischio e che manchi il controllo su fattispecie in cui invece è palesemente difficile l’individuazione del responsabile.

La sentenza è disponibile qui.

Pubblicazione a cura del Prof. Avv. Marco Capecchi e dell’ Avv. Michele Sprovieri.