Art 2051 C.C. e nesso di causalità, rapporti tra la cosa e l’evento lesivo, fondamento della responsabilita’ del custode

Art 2051 C.C. e nesso di causalità, rapporti tra la cosa e l’evento lesivo, fondamento della responsabilita’ del custode

Cass. 13.02.2019, ordinanze nn. 4160 e 4161

L’art. 2051 c.c. configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva in capo a chi ha in custodia una determinata “cosa” che provochi un danno a terzi.
Il danneggiato è, dunque, unicamente gravato dell’onere di provare il nesso di causalità tra il bene custodito ed il danno subito (anch’esso, è chiaro, da dimostrare).

La Suprema Corte, con due recentissime ordinanze, ha delimitato il campo entro il quale un Comune risponde dei danni subiti da soggetti ‘a causa’ delle aree pubbliche sottoposte al suo controllo.

Nei due casi in esame ne era stata infatti invocata la responsabilità, nel primo per omessa adozione da parte dell’Ente di una vigilanza volta ad interdire l’accesso di velocipedi in una zona riservata ai pedoni, nel secondo per l’omesso ripristino di un segnale di dare precedenza.

Nel primo evento il danneggiato era stato investito da una bicicletta mentre camminava in un’area pedonale; nell’altro un automobilista era rimasto coinvolto in un sinistro all’altezza di un incrocio, ove la vettura antagonista, pur onerata dall’obbligo di dare precedenza, non lo rispettava in quanto la relativa segnaletica, prima esistente, era risultata rimossa e non ripristinata dal Comune custode del tratto stradale.

Entrambe le domande venivano rigettate nei primi gradi di giudizio e con motivazioni similari, che escludevano l’esistenza del ‘nesso’ tra le cose e i fatti che si erano verificati.

La problematiche trasmesse al vaglio della Suprema Corte sono state duplici:

  • La determinazione dei principi fondanti il nesso di causalità tra cosa in custodia ed evento;
  • Se l’incidenza di un comportamento colposo della P.A. nella sua causazione possa rientrare nell’alveo della responsabilità oggettiva.

Gli Ermellini, richiamando molti precedenti relativi a casi solo per certi aspetti assimilabili (buche, macchie d’olio, animali in autostrada, caduta di massi sulla sede), osservano anzitutto che, per poter invocare l’art. 2051 c.c. nella causazione di un danno, occorre dimostrare che si sia verificato nell’ambito del “dinamismo connaturato alla cosa” o dello sviluppo di un “agente dannoso sorto nella cosa”; essendo necessario che in tale sequenza questa costituisca momento in concreto dotato di “qualificata capacità eziologica” rispetto all’evento nella sua specificità, secondo l’acquisito principio di causalità adeguata.

Nei casi di specie, invece, è stato verificato che la serie causale determinativa degli eventi si originava ed esauriva, “interamente nel comportamento dei soggetti coinvolti nello scontro, il quale non ha trovato alcun contributo causale oggettivo riferibile alla fisica conformazione o modo di essere della cosa o nelle sue condizioni di manutenzione”.

In altre parole, in entrambe le evenienze, la zona pedonale e la sede stradale, per la conformazione ed il loro interagire con la realtà circostante, non hanno minimamente inciso nel verificarsi dei fatti lamentati; potendo questi, al più, essere stati determinati dall’omesso adempimento di un onere da parte della P.A. (l’omessa vigilanza dell’accesso all’area pedonale e il mancato ripristino della segnaletica).

Circostanze che, tuttavia, nulla hanno a che vedere con il rapporto di custodia, il quale rimane impermeabile all’accertamento della condotta; rilevando, per l’art. 2051 c.c., soltanto il nesso fra il bene e l’evento, senza che possa incidere il comportamento del custode.

Muovendo da questi assunti la Corte ha ritenuto infondati entrambi i ricorsi.

Nel caso “relativo ad uno scontro tra un pedone e un ciclista all’interno di un’area pedonale, va esclusa la responsabilità dell’ente non essendo stato accertato un nesso causale tra l’evento ed una condotta omissiva dell’ente, non tenuto ad un controllo continuo e perenne dell’area destinata ai pedoni”.

Nel giudizio relativo ad un “sinistro stradale avvenuto in corrispondenza di un incrocio privo di segnaletica stradale, non può attribuirsi al luogo un ruolo causale per il solo fatto che l’incidente si sia lì verificato; infatti la cosa in custodia rappresenta mero teatro dell’evento, mentre la serie causale determinativa del sinistro trae origine solo dal comportamento dei soggetti coinvolti ed in esso interamente si esaurisce”.

In entrambi i casi, velatamente ma non troppo, le decisioni stigmatizzano la scelta degli istanti di aver invocato solo la regola sulla responsabilità oggettiva piuttosto che quella generale dell’art 2043 c.c.

Pubblicazione a cura di:

 Avv. Federico Pesce

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Ludovica Dickmann