Studio Ferraro Giove | LEGGE GELLI-BIANCO : LA QUARTA SEZIONE PENALE CHIEDE L’INTERVENTO DELLE SEZIONI UNITE
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LEGGE GELLI-BIANCO : LA QUARTA SEZIONE PENALE CHIEDE L’INTERVENTO DELLE SEZIONI UNITE

Il Presidente della IV Sezione, dott. Rocco Blaiotta, sollecita un intervento delle Sezioni Unite dopo le diverse pronunce intervenute in questi mesi in applicazione dell’art. 590 sexies c.p. introdotto dalla legge 24/2017.
Com’è noto questa norma ha abrogato la previgente disciplina contenuta nel decreto Balduzzi e l’innovazione ha creato notevoli dubbi interpretativi riguardo all’osservanza delle linee guida per la configurazione del reato di lesioni colpose.
Infatti, con una prima decisione intervenuta all’indomani della legge (Cassazione Penale, Sez. IV, sent. n. 28187 del 20 aprile 2017), la Cassazione aveva affermato che la previgente disciplina era più favorevole avendo escluso la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve in contesti regolati da linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, mentre quella sopravvenuta ha eliminato la distinzione tra colpa lieve e grave ai fini dell’attribuzione dell’addebito, dettando al contempo una nuova articolata disciplina in ordine alle linee guida che costituiscono il parametro per la valutazione dell’imperizia in tutte le sue manifestazioni.
– Secondo tale pronuncia la nuova norma non poteva quindi trovare applicazione:negli ambiti che non fossero governati da linee guida;
– nelle situazioni concrete in cui tali raccomandazioni debbano essere radicalmente disattese per via della peculiare condizione del paziente o per qualunque
altra ragione scientificamente riscontrabile;
– nelle condotte che esorbitano dal contesto regolato dalle linee guida, come nel caso di errore nell’esecuzione materiale di atto chirurgico sebbene
correttamente    impostato secondo le relative linee guida.
Con una recente sentenza (la stessa sezione quarta in diversa composizione, sent.  N. 50078 del 19 ottobre 2017),  ha invece affermato che la nuova disciplina è più favorevole al medico in quanto, ricorrendo le condizioni previste dalla legge (rispetto delle linee guida o, in mancanza, delle buone pratiche clinico-assistenziali adeguate alla specificità del caso), si esclude che possa ancora attribuirsi alla colpa grave “un differente rilievo rispetto a quella lieve, essendo entrambe ricomprese nell’ambito di operatività della causa di non punibilità”.
Ne discende quale corollario di quest’ultima pronuncia:
– l’unica ipotesi di permanente rilevanza penale dell’imperiziasanitaria può essere individuata nell’assecondamento di linee guida che siano inadeguate alla
peculiarità del caso concreto”;
– non sarà punibileil medico “che seguendo linee guida adeguate e pertinenti pur tuttavia sia incorso in una loro ‘imperita’ applicazione ”;
– tale imperizia non punibile deve essersi verificata “nella fase ‘esecutiva’ dell’applicazione” e “non nel momento della scelta (della l.
g.),giacché in tale evenienza non ci si troverebbe in presenza della linea guida adeguata al caso di specie
”.
Secondo il Presidente Blaiotta “la radicale diversità delle interpretazioni e le rilevanti implicazioni applicative potrebbero rendere necessario l’urgente intervento delle Sezioni Unite”.
A modesto parere di chi scrive, ed avendo in questi mesi seguito i diversi convegni che hanno ospitato l’onorevole Gelli, non vi può essere dubbio che la volontà del legislatore sia quella di dettare una disciplina concretamente più favorevole all’esercente la professione sanitaria e solo la seconda interpretazione   rispecchia e rispetta tale finalità. Peraltro anche il decreto Balduzzi aveva – in sede di responsabilità civile – identici obiettivi, poi però ritenuti non ‘raggiunti’ dalla giurisprudenza.  L’esito è atteso a breve.

Avv. Elisabetta Pirani